Breve trattato sulla sciocchezza della letteratura

19 novembre 2010

Il problema è che alla lunga hanno trasformato la letteratura in un gioco, in un rotocalco rosa, in un fumetto, in una hit parade, in un talk show. Il problema è questo, altroché. Un tempo i libri erano un fatto serio, gli si dava del lei ai libri. Le opere letterarie servivano a darti lo squillo, a lasciarti sulla lingua un sapore caldo come quello che dà il vino. Poi tutto un diluvio di chiacchiere da parrucchieri, tutta una narrativa commerciale trattata con l’henné. Nessuna seria creazione, nessuna innovazione. Pavese, un attimo prima di mandare giù sedici bustine di barbiturico, scrisse: “non fate troppi pettegolezzi”. Io lo so, quei pettegolezzi riguardavano noi, alludeva Pavese a questi duri tempi dominati dal fattore estetico, dal talento versatile, dai piazzisti di carta da bagno. Lui sapeva l’andazzo generale, lui aveva letto i grandi americani, Sinclair Lewis, Hemingway, Lee Masters, Cummings, Lowell, Anderson e la Stein, e l’America è l’anticipazione di tutto, l’America è il Postal Market di ogni squallore prossimo venturo. Rullo di tamburi, chiedete in giro come vanno le cose, vi diranno i signori del bel mondo delle patrie lettere che non vanno affatto male. Perciò non date retta a questo piccolo morso amaro, non posso dire di esserne sicuro, ma credo che tutte le sciocchezze letterarie di cui si sente parlare oggi non possano in alcun modo far provare dei sentimenti alla gente.

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6 Risposte to “Breve trattato sulla sciocchezza della letteratura”


  1. […] Il seguito di questo articolo:  Breve trattato sulla sciocchezza della letteratura « STELLA D … […]

  2. piovaschi Says:

    l’unica cosa che mi lascia perplesso sono “un tempo” e “poi”, due coordinate temporali troppo sfumate anche per un breve trattato. la letteratura è sempre stata anche chiacchiera da parrucchieri e narrativa commerciale. in due secoli di stampa, per esempio, nacque un capolavoro come Don Chisciotte, scritto come satira del romanzo cavalleresco e ora sì, trattato come una metafora della condizione umana. Non è l’unico caso. Il tempo setaccia sempre le opere migliori, anche quelle inascoltate al momento della loro comparsa. Gli amanti delle lettere possono solo amare le opere che ritengono amabili e farcele conoscere come solo il racconto di un’amante sa fare. Il tuo è un morso veramente amaro, ma le lettere non possiedono il nostro breve tempo, lo abbracciano tutto e lo attraversano fino in fondo: per quanto ci tocca è giusto e bello accompagnarle fin dove possiamo. per questo è ancora più amaro occuparsi di chi si occupa delle belle copertine e dei riassunti in quarta. se non siamo noi i primi ad occuparci delle belle lettere, a chi affidare questo compito?

    • Andrea Pomella Says:

      Spero davvero che questo tempo sappia usare il setaccio come si deve. Ho apprezzato molto questo tuo commento.

  3. Silvia Says:

    In stato di grazia questa tua prosa, Andrea.


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