Le cose che non sapevamo di avere

Giorni fa, leggendo un breve saggio firmato da Cristina Fernández Cubas, ho trovato una bellissima definizione del racconto. La Fernández Cubas a un certo punto dice che i racconti sono quelle “cose che non sappiamo di sapere”. Dice anche “non sto parlando di magia né di miracoli, ma di qualcosa di tanto semplice come la scintilla, il lampo”. Nel mio personale rapporto con la letteratura mi è capitato spesso di immaginare il luogo in cui giacciono i racconti non ancora concepiti, quella specie di deposito dell’invenzione in cui vengono stoccate le storie. Credo che ogni scrittore ne abbia uno, immagino minuscoli uomini in tuta blu impegnati a spostare grossi bancali di storie da uno scaffale a un altro, immagino un traffico frenetico di interconnessioni fra la centrale operativa e l’addetto allo smistamento delle idee. Qualche sera fa, mentre eravamo a tavola per la cena, la mia compagna a un certo punto si è rivolta con lo sguardo verso nostro figlio che nell’imperizia dei suoi sei mesi tentava di manovrare goffamente un cucchiaino di plastica. “Dov’era, prima, questo bambino?” ha detto con voce trasognata. I sentimenti femminili a volte hanno la sorprendente capacità di arrivare dritto al nocciolo di una questione. Quella sera, se fossi stato un uomo dotato di prontezza di spirito, avrei dovuto risponderle riadattando le parole di Cristina Fernández Cubas: “Forse era tra le cose che non sapevamo di avere”.

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3 commenti
  1. Anna B. ha detto:

    Secondo me ci sono frammenti di racconti che stanno nell’aria e ci circondano.
    Alcuni frammenti ci si posano addosso e stanno lì finché non li notiamo, altri ci girano intorno divertendosi a stuzzicarci, altri ancora arrivano in faccia come gelidi schiaffi o ci sussurrano qualcosa all’orecchio o sibilano fastidiosamente.
    Continuano a girarci intorno finchè qualcuno li afferra, qualcuno abbastanza sensibile da riconoscere il frammento di una storia e da volerlo aiutare a trovare gli altri pezzi, qualcuno che riconosce quel frammento parte della sua storia e non vuole che venga osservato da altri punti di vista, qualcuno che in quel momento della vita riesce a comprendere un frammento e che ha voglia di farlo conoscere agli altri, qualcuno che ha voglia di bloccare il destino di quel frammento e fargli cambiare direzione…

    Ciao Andrea e arrivederci!

  2. Bernardo Soares ha detto:

    Il bambino, i racconti e tutti gli altri essenti sono eterni (ciò vuol dire che esiste qualcosa che è molto più di Dio). Tu e la tua compagna, tu e i lettori dei tuoi racconti, condividete, per una felice combinazione che vi trascende, lo spettacolo di piccoli scorci di brevi apparire di eterni (…frammenti, per usare il vocabolo caro ad Anna B.), che non sapevate avreste incrociato e la vostra sensibilità concepito.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Tu mi sorprendi sempre. Con quel tuo “esiste qualcosa che è molto più di Dio” hai fatto la sintesi perfetta, anche se così facendo corriamo il rischio di attribuire alla letteratura una natura sovrumana. Ma se succede, dopotutto, è per troppo amore.

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