La casa non dorme, è stupefatta

29 novembre 2010

Si può sognare di morire soffocati in una ressa di persone mentre fuori l’acqua scorre sottoforma di pioggia per tutta la notte. Ci si può risvegliare con l’affanno e un grido strozzato nella gola, mentre ci si accorge che si suda come d’estate, che le coperte sono ai tuoi piedi in fondo al letto, che non desideri altro dalla vita che non sia un sorso d’acqua fresca. E per la malaugurata sorte scopri che la bottiglia di minerale che avevi sul comodino accanto al letto risuona vuota, spaventosamente leggera, il che ti costringe ad alzarti dal letto e vagare per casa, accendere luci qua e là e attaccarti alla canna del lavandino in cucina, perché improvvisamente ti ricordi che le casse della minerale sono tutte fuori in balcone, e fuori lo sa Dio quanta pioggia sta cadendo, una pioggia sgradevole e ostile, che non smette da giorni, e non si capisce per quale ragione dovrebbe smettere proprio adesso.  Però un’occhiata al mondo tra le fessure della serranda provi a darla lo stesso, è il solito vecchio pazzo mondo fatto di lucine gialle e di sinistri scricchiolii, non c’è neppure bisogno che accendi la Tv per sapere cosa succede al mondo questa notte calda piovosa e assetata, c’è quella storia della pubblicazione dei documenti segreti riguardanti i pettegolezzi delle diplomazie internazionali, domani ne sentirai parlare diffusamente alla radio mentre attraverserai la città da parte a parte per raggiungere il tuo nuovo ufficio spazzolato di fresco dal piumino della signora delle pulizie. La pioggia non smetterà nemmeno quando sarai perfettamente seduto alla tua scrivania, cercando con gli occhi la salvezza di una vecchia scenografia rimasta in piedi dopo la fine delle riprese dell’ennesimo film. Resterà aperta la questione della sete, la sete non passa, piovesse pure nella tua gola la somma di tutte le piogge di tutti gli inverni.

*

Carlos Drummond de Andrade, NOTTURNO OPPRESSO

L’acqua cade nella cassa con una forza,
con un dolore! La casa non dorme, è stupefatta.
Permangono i mobili incarcerati
nella loro povera materia, ma l’acqua si diparte,

L’acqua protesta. L’intera notte essa bagna
con il suo pianto feroce, col suo gridio.
E sui nostri corpi si fa voluminoso
un lago nero di non so quale infuso.

Ma non è paura d’una morte d’affogato,
l’orrore dell’acqua che picchia i nostri specchi
e raggiunge gli scrigni, i libri, arriva alla gola.
È il sentimento d’una cosa selvaggia

sinistra, irreparabile, lamentevole.
Oh! precipitiamoci nello spesso fiume
che abbatté l’ultima parete
tra le scarpe, croci, e i pesci ciechi del tempo.

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