I gradi di libertà nel sistema capitalistico moderno

6 dicembre 2010

Lunedì mattina, sali sul tram, sono due giorni che non esci di casa. C’è un posto lì sul fondo, vicino a otto poveri cristi che non conoscono la parola licenziamento, perché vivono in un sistema economico che non contempla più nemmeno la parola assunzione. Ce l’hanno scritta in faccia la morte. Uno di loro ha una moglie e tre figlie, tre bambine di età variabile dai tre ai sei anni. Una delle tre piange forte, un’altra è silenziosa, ha i capelli legati in una coda e due grandi occhi mielati che guardano con sospetto la signora seduta davanti a lei che batte con le unghie laccate sulla tastiera del cellulare. Sua madre non ha un cellulare, in compenso ha un velo che le copre i capelli ed è giovanissima. L’uomo, il padre delle tre bambine, è integrato in questa situazione economica perfettamente liberale rappresentata dalla popolazione del tram. Tu, dal canto tuo, ti trovi in una condizione essenziale, non entusiasmante. Hai un lavoro, hai una famiglia, hai una macchina e una casa in affitto, però non hai un ombrello, sono tre settimane che piove ininterrottamente e tu ti ostini a non avere un ombrello. Intorno a te, alla fermata del tram, per la strada, sotto il portone di casa tua, c’è un sacco di gente che vuole venderti a tutti i costi un ombrello, con la pioggia in generale immagini che non si facciano grandi affari, eppure assisti coi tuoi occhi alla moltiplicazione dell’offerta di ombrelli, sembra che il terzo mondo che si è riversato in questa città si sia gettato in grande stile nel business degli ombrelli. La pioggia ti aspetta al varco anche stavolta, è lì in agguato non appena appoggi il piede sulla banchina del tram. Ecco come vanno le cose, non puoi dire che sia una gran vita, ma è dignitosa. Comunque sia, la conclusione è che in determinate circostanze fai bene a lasciare la macchina a casa, serve a capire in che direzione vanno gli affari che tengono in piedi questa nazione.

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4 Risposte to “I gradi di libertà nel sistema capitalistico moderno”


  1. è incredibile il modo in cui riesci a fotografare le cose con poce parole, soppesate, che sembrano nate apposta per dar vita a quel pensiero, al tuo.

  2. Anna B. Says:

    Qualcuno sa ancora che per ripararsi è importante avere un ombrello, noi invece ci bagnamo sperando, un giorno, d’aver risparmiato tanto in ombrelli da poterci permettere una reggia! Forse una reggia non l’avremo mai e per tutta la vita ci siamo persi tanti semplici e confortevoli ombrelli, lamentandoci del tempo.

    • Andrea Pomella Says:

      Ma sai Anna, credo che l’ombrofobia sia una malattia tipica della società in cui viviamo, e come tutte le malattie genera un business (che poi qui si parla di business per modo di dire). Loro fanno benissimo a vendere ombrelli, pensare che questa sia diventata un’attività così diffusa la trovo una bella metafora della nostra epoca.


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