Il dolore colpisce un punto esatto dei ricordi

Lei è una donna sulla quarantina, con un paio di piccoli occhiali con la montatura azzurra e l’aria da insegnante di matematica alle scuole medie. È seduta sul corridoio dell’ospedale aspettando il suo turno di visita nel reparto di allergologia e immunologia. Non è colpa sua se occupa due posti, la sua stazza è ampiamente fuori misura e le ristrettezze economiche in cui versa lo stato della sanità italiana non consentono molto di più delle due panchine che si fronteggiano in questo corridoio. In conseguenza di ciò attira su di sé le occhiate storte di un gran numero di pazienti che sostano in piedi di fronte alle porte chiuse degli studi degli specialisti.  In compenso, avendo una speciale predilezione per i bambini, ogni volta che ne passa uno, lei offre le smorfie più buffe di cui è capace la sua faccia grassa. E i bambini trovano particolarmente attraenti quelle boccacce. Allo sguardo divertito di uno dei genitori di quei piccoli, lei oppone immediatamente il suo salvacondotto, “ho un bambino di cinque mesi”. La sua confessione però rivela il segreto di qualcosa, come se le smorfie e le boccacce non fossero altro che un pretesto per inventare questo volto nuovo, questo bambino senza nome. La piega triste degli occhi, che per un istante incrina l’allegria gioconda del suo viso, passa su di lei come un tradimento. Allora anche il suo giocare diventa oscuro, il suo presente sorretto da una costruzione d’argilla improvvisamente appare patetico come una collezione di farfalle. Tutto crolla, anche la sua vitalità. Il dolore colpisce un punto esatto dei suoi ricordi, è così lampante che mi chiedo come possano non accorgersene le persone che aspettano lì insieme a lei. Se ne accorgono i bambini però, che si chiudono a ventaglio, voltano gli occhi da un’altra parte, e non ridono più.

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4 commenti
  1. gianni montieri ha detto:

    è bellissimo. certe volte non c’è nulla da aggiungere

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ciao Gianni, grazie.

  2. elina ha detto:

    è una pagina sensibile, non aggiungo altro

  3. Mamma Pamy ha detto:

    ….i bambini capiscono sempre. Molto più degli adulti pieni di pregiudizi e barriere, di assurde costruzioni mentali e dotati di scarsa sensibilità! IO ti ho letto con gli occhi di un bambino……ed ho capito. Ed ho taciuto……

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