La letteratura non è la grande madre comune

17 dicembre 2010

Non so per quanto tempo scriverò ancora, forse per sempre, o forse solo fino a domani. Questa è l’epoca in cui nessuno chiede conto delle tue cose. Se ti va bene riesci a “importi all’attenzione della gente” (è così che si dice, ed è sintomatico di tante cose, perché l’imposizione a mio modo di vedere è sempre qualcosa di molto brutto). Il fatto è che sono un tipo che parla poco, quindi se smettessi di scrivere mi priverei di un espediente importante per comunicare. Ho letto molte cose in vita mia, ma non sono mai abbastanza, e non saranno mai tutto. Ne ho scritte anche tante, entro quei confini impraticabili che presenta la mia lingua. Il sentimento che provo per le cose che ho scritto è per lo più indifferenza, spesso fastidio. Provo invidia per la libertà dei poeti, per la loro sincerità, i poeti non sono anime gracili come un mito romantico ci impone di credere, i poeti sono gente tosta, che non teme di mostrarsi nuda, che si libera dei bisogni o se ne rende schiavo fino al massimo grado, in ogni caso persone di carattere. I narratori al contrario peccano di una certa meschinità, sono così maniaci di perfezione, ridondanti, a volte dimessi fino al punto da annullarsi nelle creature di loro invenzione. I narratori pensano sempre a insegnare una cultura morale agli altri uomini, i poeti invece se ne infischiano della morale, sono spiriti traboccanti, anime colme di desiderio. Sostiene Kundera che il romanzo non è un genere letterario, dice testualmente: “È impossibile capire il ro­manzo se gli si nega una sua specifica Musa, se non lo si considera un’arte sui generis, un’arte autonoma”. Ecco, pensiamo a questo, la distanza che c’è fra un romanziere ed un poeta è la stessa che corre tra un pittore e un musicista. La letteratura non è la grande madre comune. La letteratura intesa come arte maggiore è un’invenzione malvagia.

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6 Risposte to “La letteratura non è la grande madre comune”


  1. […] Continua Articolo Originale:  La letteratura non è la grande madre comune « STELLA D'OCCIDENTE […]


  2. […] This post was mentioned on Twitter by Gabriele Borgna, Andrea Pomella. Andrea Pomella said: La letteratura non è la grande madre comune – da Stella d'Occidente: http://t.co/QDozzP5 […]


  3. ricordi? mi hai insegnato questo
    la memoria privata necessita di reinvenzione,
    la memoria pubblica di onestà.
    (Andrea Pomella)

    sono d’accordo con quello che affermi, con la distinzione che fai tra poeta e narratore, in linea di massima sono d’accordo. Ma credo che ci siano delle eccezioni, necessarie a confermare la regola, e che ci sia una categoria intermedia che sa essere muoversi con “poesia” (libertà, fantasia, pulsione, anarchia) narrando. Credo che quella sia la categoria più bistrattata, meno riconosciuta, che forse proprio in virtù della sua peculiare connotazione risponde meno alle regole di “mercato”.
    n.

    • Andrea Pomella Says:

      Credo, Nat, che in linea generale le regole di mercato non tengano conto né della poesia né delle pulsioni del narratore. Le regole di mercato tengono conto dei nomi e di poche altre cose. Ciò non toglie che quella “zona grigia” di cui parli tu non viene percepita (lo fai tu perché sei un’anima sensibile) e come tale non esiste.


  4. *che sa essere e muoversi con poesia (mi saltò la congiunzione) sorry

  5. Bernardo Soares Says:

    La (sublime) ferocia di Baudelaire e la grazia di certi personaggi descritti da Hugo non saranno figlie della stessa mamma, ma lo stesso OCEANO che le accoglie avrà pure un nome!
    Saranno anche distanti anni luce, ma è una distanza (che si misura?) all’interno dello stesso spazio, lo spazio delle cifre rinvianti (allo stesso spazio appartengono anche altri oceani… musica, pittura…). Certo, il poeta si è liberato della radice logica del linguaggio (che pure si è forgiato per trasmettere utili e quindi valori morali), e non è cosa da poco.
    L’intelletto è già una finzione e il poeta questo lo sa.


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