Un argomento decisivo a favore degli ebook

18 gennaio 2011

Quella degli ebook non è una questione che mi appassiona più di tanto. Nonostante sull’argomento abbia già scritto in altri luoghi diversi da questo, scatenando animate discussioni e feroci putiferi, come se stessimo parlando dall’esistenza di Dio, la querelle rimane tuttavia, per quanto mi riguarda, di scarso interesse. Ci torno su per un dato semplice ed essenziale, perché da qualche tempo anch’io sono entrato nella schiera dei felici possessori di un ebook-reader, e ho così potuto fare esperienza della lettura di un libro elettronico (immagino già che fra qualche anno l’uso di questo termine suonerà terribilmente obsoleto, un po’ come ciclomotore). I libri che ho letto in questo formato in realtà sono due, uno di Kenaz e l’altro di McCarthy. Confesso che leggere un romanzo su un dispositivo elettronico non è stato poi così traumatico come dicono i paladini del cartaceo. Il godimento che ho tratto dalla lettura è lo stesso di un qualsiasi altro libro, voglio dire, i racconti che ho letto hanno prodotto in me una traccia di memoria autonoma, legata al contenuto del testo e svincolata dalle ingerenze del supporto. Il limite vero, semmai, è il catalogo dei libri disponibili in formato elettronico, quello sì ancora davvero scarso. Questione di tempo, certamente. Nel frattempo ho scoperto un argomento decisivo a favore degli ebook. Mi domando come faranno, in un futuro prossimo, quegli imbecilli che propongono il rogo dei libri a costruire pire letterarie con quella sostanza così aleatoria e inconsistente denominata file.

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4 Risposte to “Un argomento decisivo a favore degli ebook”

  1. Amelia Says:

    Le parole che dicono qualcosa, lo fanno a prescindere. Temo però che la nostra generazione difficilmente abbandonerà del tutto il piacere della pagina di un libro rilegato, figlio di quel morboso feticismo che si fa lievemente perverso, quando si infila il naso in un libro, per il semplice gusto di sentirne anche il profumo.

    • Andrea Pomella Says:

      Ma senz’altro Amelia, immagino che i due supporti convivranno a lungo e quel piacere non andrà completamente perduto, almeno per noi.

  2. Bernardo Soares Says:

    Se non l’avete già fatto, vi invito a leggere “Mi ha preso una libridine” da “Il caffè sospeso” di Luciano De Crescenzo (magari “rubandone” la lettura tra gli scaffali di una libreria, ma vi avverto: in questo modo “rischiereste” di comprare il libro come è successo a me…).
    In realtà per i file non si faranno roghi, ma guerre (con nuove armi, si intende). Abbiamo varcato la soglia di ingresso dell’era dell’informazione: mentre prima si facevano guerre, guidate da grandi idee, ma solo per i territori, ora si faranno sempre più guerre guidate da idee sempre più deboli, ma per le informazioni (è la risultante dell’egemonia della tecnica). Da quando si sono realizzati mezzi di comunicazione a distanza l’informazione ha cominciato a sostituire il territorio (forse la prima guerra per l’informazione è stata l’operazione PRIMROSE, anche se la seconda guerra mondiale era ancora guerra per territori). Il sapore delle distanze, delle lunghe strade ferrate, dei treni che attraversavano continenti è rimasto nei romanzi dell’ottocento.
    Noi dell’era moderna siamo nati in tempo per apprezzare il libro come sintesi di res cogitans e res extensa (e forse ci è piaciuto perché abbiamo considerato anche l’uomo figlio della stessa sintesi), ma il postmoderno, superata l’impostazione cartesiana, ha abolito l’estensione e forse ha svilito in qualche modo anche il pensiero, che ha perso la dimensione del non ancora, per cui è tutto quanto qui e ora, senza altri orizzonti di senso (“Solo un dio, ormai, ci può salvare” diceva Heidegger).
    Colgo l’occasione per complimentarmi con Andrea per i suoi post: dimostra di avere sensibilità e talento da vendere. Mi astengo (quasi) sempre dal lasciare commenti perché spesso, dopo il suo testo scolpito, mi affascina il silenzio. L’ultimo punto del testo di Pomella guadagna lo spazio che in un museo si riserva ad un opera d’arte, lo spazio con cui l’opera rimanda, volutamente o no, ad un resto indeterminato: certe cose andrebbero lasciate sole, i commenti ai suoi post dovrebbero farsi altrove.
    Spero che i lettori di Andrea non mi diano retta perché immagino che l’autore del blog sia disposto a rinunciare ad un po’ di bellezza…

    • Andrea Pomella Says:

      Patisco le debolezze di tutti gli uomini. Perciò incornicio questo commento e me lo porto nella mia tana. Tutto sommato, la vita dello scrittore sommerso è così arida di soddisfazioni…

      Ti ringrazio, sinceramente.


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