A nessuna finestra dovrebbe essere negato il cielo

10 febbraio 2011

Adesso la finestra dell’ufficio è affacciata su una grondaia, un lungo serpente metallico che scende lungo la facciata interna di questo edificio color grigio topo. È la terza volta in pochi mesi che cambio stanza, ma la visuale, da qualsiasi finestra la si consideri, è sempre così penosa. Qui di bello c’è il nido di uccelli che ogni anno a primavera ingentilisce la grondaia, ma per il momento è ancora una piccola sterpaglia vuota. Dalla finestra non si vede il cielo, a nessuna finestra al mondo dovrebbe essere negato il cielo. Tra qualche settimana ci saranno gli uccelli, ma il cielo continuerà a latitare. Mi mancherà, certo, come manca a un ergastolano, e dovrò accettare l’idea che passerò molte ore della giornata senza vedere neppure per un momento le nuvole, ma solo questo cortile interno ristretto e premuto fra due facciate che si fronteggiano. Le persone che hanno occupato questa stanza prima di me hanno dipinto di celeste la parete intorno alle finestre. È il segno di una sofferenza prolungata, di un’angoscia di giorni a cui hanno cercato di porre rimedio con un pennello imbevuto d’azzurro. Dall’altra parte di questo vuoto, invece, ci sono due finestre bordate di rosso. I vetri sono oscurati dalle tende. Gli impiegati che lavorano in quelle stanze chiudono le tende non per discrezione, ma per dimenticare il fatto che durante il giorno anche a loro è negata la vista del cielo. La loro condizione è uguale alla mia. Verranno giorni piovosi, certo, ma io indovinerò la pioggia solo di rimando, non avrò la facoltà di prevederla né di annusarne l’annuncio attraverso l’osservazione delle nuvole. È così che ci vogliono. Ciechi dall’alba al tramonto, castrati di ogni fonte d’ispirazione.

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7 Risposte to “A nessuna finestra dovrebbe essere negato il cielo”

  1. Mamma non basta Says:

    “a nessuna finestra al mondo dovrebbe essere negato il cielo”

    Bello il tuo post. Ne condivido il senso ma per tutt’altro motivo. Io vivo a Roma e da giorni c’è un sole splendido e un cielo limpido. E anche se ci passeggio sotto a quel cielo, per le vie del centro, mi sento proprio come la tua finestra…ma senza neanche un nido vicino…
    Come vedi, non basta star chiusi in un ufficio per esser “ciechi”: l’ispirazione, spesso, è dentro di noi…basta aver voglia di cercarla.

    • Andrea Pomella Says:

      Be’, ho scritto quella frase anche se non credo molto all’ispirazione. Penso che sia un’invenzione dei romantici e niente più.

  2. Mamma non basta Says:

    Sempre io! 🙂
    Avevo trovato il tuo post su paperblog, e ho lasciato il precedente commento senza scorrazzare sul tuo blog. Ora che lo sto facendo ho scoperto che sei un vero scrittore e ti chiedo venia per la mia ultima frase sull’ispirazione 🙂
    Ora sbircio ancora un pò e mi leggerò il tuo racconto…
    Buona giornata.
    Rory

  3. Leyla Says:

    E’ sorprendente quando leggi qualcosa a cui avevi pensato, pochi giorni fa, anche tu. E’ così è capitato a me…leggendo questo tuo racconto. Pensavo che il cielo è un qualcosa che, di massima vedono tutti…tutto sommato anche i carcerati a volte sono in stanze con finestra piccola, magari con la grata..però possono vedere il cielo.
    Per la precisione il mio pensiero era rivolto a chi è ricoverato in una stanza d’ospedale. Ecco l’unica cosa che vede dell’esterno è il cielo. Benchè supino ed impossibilitato ad alzarsi…il cielo è l’unico legame che lo tiene “legato” all’esterno.
    E la tua frase è bellissima: “a nessuna finestra al mondo deve essere negato il cielo..” soprattutto ad una finestra esistente..progetta per essere aperta…e non murata.
    Buona giornata per quando leggerai.
    Ciao Leyla

    • Andrea Pomella Says:

      Il bello è che quella del mio ufficio non è una finestra murata, ma se l’avessero murata non si sarebbe notata la differenza. Ciao Leyla.

  4. Leyla Says:

    La fretta …la fretta…oddio quanti errori ho fatto! Sob!


  5. Io per fortuna dal mio ufficio vedo il sole, il cielo e, là in basso, una fetta di pianura bergamasca, spesso annegata nella foschia. In lontananza, quando il cielo è limpido, si scorgono le vette dell’Appennino pavese… uno dei pochi vantaggi del lavorare in un paesino di alta collina.
    Hai colto benissimo il disagio che dà l’impossibilità di guardare il cielo… l’uomo può farlo… gli antichi dicevano che la superiorità (brutta parola) dell’uomo sugli animali non umani era simboleggiata proprio dal fatto che molti animali, per conformazione fisica, non potessero agevolmente alzare gli occhi al cielo…


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