È lecito augurarsi la morte di un dittatore?

Prima di tutto devo fare una confessione. Sono ore in cui, contrariamente a ogni cosa in cui credo, ai miei princìpi, alle convinzioni a cui aderisco da sempre col pensiero, intimamente, nella parte più profonda di me, sto desiderando la morte di un uomo. Lo dico naturalmente con tutta il disagio che un’ammissione del genere comporta per uno che crede in certe cose, come l’inviolabilità della persona, la non violenza, il dialogo per la soluzione delle controversie fra gli uomini, e così via. Per cadere in una così palese contraddizione di tutte le dottrine a cui abitualmente faccio appello, è evidente che l’uomo in questione debba essere di un genere bestiale, inumano, una belva, un satana, uno a cui non può essere concessa alcuna attenuante, un essere indegno di appartenere alla società degli uomini. È lecito augurarsi la morte di uno così, di un dittatore, del più sanguinario fra i tiranni, di una bestia che schiaccia a morte in un giorno solo un migliaio di persone, dopo aver tenuto il proprio popolo sotto il tallone per quarantuno anni? È lecito sperare che un massacratore, uno che per anni ha assassinato nel deserto, schiavi con le catene, donne incinte, bambini, in nome di accordi internazionali sul controllo dei flussi migratori, tiri le cuoia per liberare il mondo della sua presenza? È una domanda che comporta un grosso interrogativo morale, ma alla quale non mi sottraggo e che rendo pubblica, al di fuori dell’intimità dei miei pensieri, non perché cerchi il conforto degli altri, ma perché mi chiedo se per una volta nella vita, fuori dai dogmi, dai convincimenti, dalle regole di civiltà, ci sia il diritto a fare un’eccezione, se esista uno stato straordinario delle cose tale da giustificare anche un pensiero così terribile, come quello di desiderare la morte di un altro individuo, e nel mio caso di Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, noto a tutti come il colonnello Gheddafi.

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4 commenti
  1. libera ha detto:

    Ricordo l’ esecuzione di Saddam Hussein, trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo. Chi non aveva desiderato che quell’uomo odiato universalmente per le immani sofferenze procurate a uomini, donne e bambini, non scomparisse per sempre dalla faccia della terra? Ora, fino a che quest’idea rimane nella sfera dei desideri di chi vive tranquillo in un mondo ordinato, pacifico ed opulento, non credo che sposti neanche un granello di polvere sull’intero pianeta. Bisognerebbe chiedere al popolo libico, dopo quarantadue anni di dittatura odiosa e violenta, se questo desiderio ponga un qualche interrogativo morale alle coscienze.
    E tuttavia penso che desiderare la morte di chiunque sia una reazione infantile e scomposta.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Che vuoi, ognuno è figlio del proprio tempo. Oggi si desidera in maniera scomposta e infantile la morte di qualcuno, trent’anni fa si partiva con la P38, da uomini consapevoli e maturi.

  2. libera ha detto:

    A te, Andrea, con un sorriso.

    Vivere è percorrere il mondo
    Poesie – Da “Luoghi Comuni”

    Vivere è percorrere il mondo
    attraversando ponti di fumo;
    quando si è giunti dall’altra parte
    che importa se i ponti precipitano.
    Per arrivare in qualche luogo
    bisogna trovare un passaggio,
    e non fa niente se scesi dalla vettura
    si scopre che questa era un miraggio.
    J. R. Wilcok

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