Il libro è un bene rifugio

3 marzo 2011

Recentemente ho intensificato le mie letture. Considerata la volgarità del mondo, credo che questa mia ritirata nel dominio dell’immaginazione sia una specie di riflesso condizionato. Leggo di più quando sono nauseato, questo è un dato di fatto. Per quanto sia contrario a ogni logica di natura finanziaria, dico che il libro è un bene rifugio, uno dei migliori. Vorrei poter leggere sempre, anche quando guido, se ciò non fosse contrario a ogni regola di sicurezza, anche quando partecipo a una riunione di lavoro in cui si trattano argomenti sterili, freddi, anche quando rispondo al telefono a uno sconosciuto che mi pone questioni delle quali non mi interessa un fico secco. Sono come un bambino che si nasconde dietro al proprio ciuccio, quando ho paura del mondo c’è sempre un libro che mi consola. La letteratura è un invito a partecipare a un favoloso happening che avviene nello spazio interiore di un altro essere umano. Anche se, come ha osservato una volta Roland Barthes, “chi parla non è colui che scrive, e chi scrive non è colui che è”. Questa forma inverosimile di isolamento che è rappresentato dalla lettura è inversamente proporzionale alla mia incapacità di raggiungere, di capire, quello che succede nel mio tempo. È importante essere presenti al proprio tempo, ma lo si può fare anche con uno straordinario atto di diserzione. Poco prima che mi accingessi a scrivere queste righe mi sono imbattuto in una frase di Clarice Lispector: “Quante più parole conosco, tanto più sono in grado di pensare il mio sentimento”. Anche per questo, attraverso la lettura, fuggo dalla miseria della vita quotidiana, perché ho una necessità infinita di ingrassare il mio vocabolario, la mia lingua, perché gli strumenti che ho a disposizione non sono mai adeguati per precisare la natura dei miei sentimenti umani.

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5 Risposte to “Il libro è un bene rifugio”

  1. libera Says:

    Quanto condivido, Andrea, quello che dici! Leggere è diventata, per me, quasi una forma di resistenza a un presente che non mi piace per niente. E hai proprio ragione sul potere consolatorio di un libro ( bella la tua analogia col ciuccio !). In questo periodo,tra le altre cose, mi va di rileggere i classici greci, la summa delle categorie dell’esistenza. Ho sempre pensato che i classici siano, in un certo senso, rassicuranti. Tutto sommato, l’uomo è sempre lo stesso con i suoi vizi e le sue virtù, i suoi tormenti e le sue passioni, la sua forza e la sua inevitabile e commovente fragilità. E mi sorprendo, ogni volta che li ho tra le mani, della capacità che hanno di far luce sulla complessità del mondo contemporaneo.

  2. Marco Ferrara Says:

    Quando il superfluo diventa ordinario, l’ unica salvezza dal vuoto è rappresentata dall’ Arte.
    Altre Culture, in assenza dell’ Essenziale, hanno sperimentato
    l’ Arte delle attività quotidiane: il meccanismo, avendone compresa l’ essenza, scevro della sublimazione artistica, risulta tanto semplice quanto efficace…


  3. […] vita così diversa e così uguale – sarà quello di non essere stati capaci di lasciar entrare l’alfabeto nella vita. Così lo dice Andrea Pomella: “Anche per questo, attraverso la lettura, fuggo dalla miseria […]

  4. Antonio Says:

    Ciao Andrea, grazie per le parole. Mi son permesso di citarti.


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