Pensieri generati dalla lettura di un romanzetto contemporaneo che passa per molto saggio e fatalmente ingegnoso

Fino ai ventiquattro anni ho viaggiato molto. Poi quasi più niente. La mia vita da nomade si è quasi autosospesa, per una serie di ragioni difficilmente inquadrabili. Così ne ha risentito la mia visione delle cose. Fino ai ventiquattro anni non temevo di passare una notte letteralmente sotto un ponte, o nell’atrio di una stazione, o in un prato gelato di brina alla periferia di una grande città europea. Ho l’impressione che tutti quei vagabondaggi fossero il carico da stipare nella mia sacca, un carico che ancor oggi serve ad alimentare le mie giornate. La vita, la grandezza dei sentimenti, la verità sull’amore e sugli uomini di questa terra, l’ho appreso dormendo sotto le stelle, mangiando cibo da scatolette scadute, parlando coi veri vagabondi di sessant’anni che suonavano la chitarra nelle stazioni o rubavano gli spiccioli nei carrelli abbandonati. Oggi tutto questo mi sembra così lontano, oggi che non ho più ventiquattro anni, che faccio una vita appartata nel silenzio di me stesso, che mi lascio galleggiare tra i mestieri e nell’aridità di una vita cittadina mediocre e intontita. Se ripenso oggi a quegli anni, sento il sapore della vera letteratura, quella che possiede la grazia di restituire la verità dell’essere. È una letteratura immaginata, o la somma di tanti brani ghermiti qua e là, letti in un treno, o sotto il sole di agosto di una città andalusa. È una concomitanza di seduzioni che mi porto dentro come ricordi di vita realmente vissuta. Quello che leggo oggi invece è intrattenimento, contraffazione della vera vita, imitazione del dolore, quello che leggo oggi mi sembra tutto così ridicolo.

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6 commenti
  1. gianni montieri ha detto:

    già, ci penso spesso.

    l’unica cosa rimasta uguale, è che le scatolette le mangio scadute lo stesso, mi dimentico. 🙂

    ciao

    • Andrea Pomella ha detto:

      Io mangiavo anche molto pane in cassetta senza niente. All’estero ce n’era uno di una qualità morbidissima. Quello un po’ mi manca. Con le scatolette invece ho smesso.

  2. pier paolo ha detto:

    potrei descrivere tutti i sapori delle scatolette divorate nei miei campeggi senza soldi… certo, era una condizione provvisoria e mi sentivo padrone del mio mio futuro, mentre ieri con manuela abbiamo visto in tv un’intervista di una ragazza che al supermercato faceva i conti per la spesa e raccontava la fatica di arrivare a fine mese… mamma mia, una generazione alla quale hanno scippato in futuro

  3. libera ha detto:

    “una concomitanza di seduzioni che mi porto dentro come ricordi di vita realmente vissuta”
    Il mito della strada, l’utopia di poter essere davvero noi stessi e veramente liberi, fuori dalla gabbia dei condizionamenti sociali. Cogliere l’essenza del mondo!E raccontarla!
    Che bello questo post!!!

    Ps.
    qualche indizio per individuare il “romanzetto”?

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ha la copertina rosa.

  4. shikse ha detto:

    Credi che non possa rivivere e imparare ancora dai tuoi vagambondaggi? dai piccoli spostamenti e intuizioni che hai? Grazie per questo post. Per lavoro e alcuni dicono perchè lo voglio accade che la mia vita sia imprevedibile nonostante io ricerchi la tua ordinarietà

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