L’antica e primitiva ricerca del primato

Piove. In un modo che non sembra nemmeno pioggia, ma una saturazione umida dell’aria, come se l’atmosfera fosse imbevuta d’acqua. I tergicristalli della macchina non riescono a compiere bene il loro dovere, il vetro è costantemente esposto a questo vapore. Siamo fermi, come sempre, incolonnati su una strada dall’asfalto sconnesso che corre in mezzo a una fila di capannoni industriali. Davanti a me una Nissan nera, anch’essa ferma. Di lato, dalla piazzola di un distributore, una Renault azzurra che tenta di immettersi sulla strada. Il conducente della Nissan glielo impedisce grugnendo, lampeggiando coi fari, simulando accelerazioni brusche e improvvise che però non può permettersi, visto lo spazio esiguo che lo separa dal paraurti della macchina davanti, anch’essa ferma. Il guidatore della Renault non è da meno, sbraita e suona il clacson, ma la sua intimidazione non ottiene altro effetto che quello di far intestardire ancor di più il suo rivale occasionale. Osservo la loro guerra giocata sul fattore certo della reciproca immobilità, in una società di uomini liberi dovrebbero poter circolare sulle strade senza limitazioni fisiche di alcun genere, e tuttavia sono entrambi costretti a questa staticità, al ristagno dei nervi, alla secca di tutte le sopportazioni. La loro irrequietezza cerca una valvola di sfogo, e la trova nella contesa di questi dieci centimetri di strada il cui dominio, quando la fila riprenderà a muoversi, stabilirà fatalmente chi tra i due avrà la precedenza sull’altro, imponendo la propria legge. La prevalenza dell’uomo sull’uomo, l’antica e primitiva ricerca del primato e della supremazia, si esprime anche in questo contesto dominato dal fumo delle macchine immobili, è il nutrimento dello spirito ribelle, o, nel suo infinitamente piccolo, il punto di caduta di tutta la civiltà umana.

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1 commento
  1. stalker ha detto:

    eppure è così bello far passare qualcuno, rallentare il passo e perdere due metri di vittoria e di asfalto.
    a volte in cambio si riceve un sorriso che disarma, o uno sguardo di stupore, neanche avessi lanciato una ciambella in mezzo a un mare in tempesta.
    ho imparato a farlo andando in bici, cambiando punto di vista e prospettiva.
    ora le volte che vado in macchina sono più zen, e un sorriso vale sempre più di un morso!

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