La lotta di classe è diventata un corpo a corpo

5 aprile 2011

Ci sono due donne e un uomo seduti sulla panchina davanti alle altalene del piccolo parco giochi. Hanno un’età che varia dai 75 agli 80. Quella di sinistra riceve gli omaggi della gente del quartiere, ha un nome che sembra l’etichetta di uno spumante per il mercato del lusso, il suo viso è una maschera di rughe nel mezzo della quale spunta un budellino di labbra scarlatte. L’altra indossa un enorme paio di occhiali da sole con la montatura in osso, agita vistosamente un ventaglio tutto pizzi. L’uomo è seduto in mezzo. È un tipo corpulento, con una grossa testa squadrata, ha la camicia con i primi due bottoni aperti e un fazzoletto al collo per nascondere le macchie scure che gli punteggiano la pelle. I tre parlano a voce alta, sembra facciano apposta a storpiare i nomi degli attuali ministri e delle autorità politiche, è come se volessero rendere partecipe tutto il quartiere della loro amabile conversazione domenicale e della disinvoltura con cui sono avvezzi a trattare le cose del mondo. Non è a questa età che possono riscattarsi da una lunga vita di vizi e di egocentrismo, ed è per questo, forse, che insaporiscono ogni frase con accentuate volgarità, disinteressandosi della presenza dei bambini nel parco. Il loro linguaggio così pieno di scurrilità si impone sopra il chiacchiericcio normale dei passanti. La donna col nome impossibile ride roca alle battute volgari dell’uomo, mentre tende in avanti il collo rugoso come una tartaruga che sporge il muso fuori dal carapace, mettendo in mostra una collana composta dalle migliori estrazioni di perle al mondo. Mentre passo davanti a loro, li sento rivolgere qualche parola al bambino. La mia cordialità di risposta è soltanto una maschera, sotto la quale c’è un gelo siberiano. Oggi che non esiste più l’odio di classe, la lotta è diventata un corpo a corpo. Altre specie viventi si sarebbero già estinte. Ma gli umani non si avvedono mai di nulla.

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