Quando vince il tiranno e la sua corte di topi

14 aprile 2011

Da un paio di settimane ho smesso di interessarmi alle cose che accadono in Italia. Non è qualcosa di cui vantarsi, assomiglia più a una confessione. Mi sento distrutto, inorridito e infiacchito dalla volgarità e dalla miseria di quello che considero un fallimento epocale. Viviamo un’era in cui, come scrisse William Butler Yeats, “ai migliori manca ogni convinzione e i peggiori traboccano di passioni intense”. Ogni tanto mi arriva qualche eco delle nefandezze in corso, un telegiornale a volume troppo alto nell’appartamento dei vicini, una prima pagina sbirciata per caso in una rassegna stampa in Tv. Ma è come cercare di vestirsi frugando dentro a scatole piene di scampoli di stoffa, scorte di tessuti recuperati alla chiusura dei mercatini. Credo che accada sempre più o meno così; voglio dire, è il modo migliore perché intere nazioni finiscano per essere soggiogate, politicamente e culturalmente, dal tiranno di turno. Quando muore l’interesse, quando sembra che tutto sia vano, quando si arriva a pensare che non può esserci altro se non un brutale abbandono del campo, vuol dire che il tiranno ha vinto. E con esso la sua corte di topi, che avrà nel frattempo guadagnato il diritto a scorrazzare nella tua dispensa per divorarti le provviste e lasciare ovunque le tracce della sua merda secca. Stanotte mi sono alzato, ho guardato per un istante tra i buchi dell’avvolgibile, il soggiorno era invaso dalla luce argentata di una notte di primavera. C’era un silenzio perfetto, che era il contrario della trivialità di questi giorni. La notte non dice mai niente di interessante.

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5 Risposte to “Quando vince il tiranno e la sua corte di topi”


  1. Ammetto Andrea che anche io, da tempo, ho questo atteggiamento. Mi rendo conto che è una rinuncia, questa indifferenza, ed è pericolosa, ma il ribrezzo per quel che accade è troppo intenso…

    • Andrea Pomella Says:

      Nel mio caso non si tratta di una vera e propria rinuncia, direi più che è una ritirata (spero momentanea), qualcosa che è avvenuto in modo molto naturale.

  2. libera Says:

    Da qualche tempo, più cresce il disgusto per ciò che in Italia sta avvenendo, più affondo le mie giornate nella lettura e nell’ascolto della Musica. Mi sento come quando imperversa l’influenza e faccio incetta di vitamina C per rafforzare le difese immunitarie. Non sto pensando a sacchi di sabbia alla mia porta, credo che ognuno di noi nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, in fila alla posta o dal veterinario, deve ricordare a se stesso e se capita anche agli altri che il nostro è il paese di Michelangelo, Verdi, Levi Montalcini, di Gramsci, di Einaudi….No, non è retorica questa, è smorzare quel senso di rabbia ed impotenza che sento anche nelle tue parole, Andrea. Falcone diceva che c’era un solo modo per sconfiggere la mafia “Ogni cittadino, a qualsiasi livello, deve fare il proprio dovere”
    Il tiranno non ha ancora vinto e non tutti hanno abbandonato il campo.


  3. La penso esattamente come Libera e come Falcone. Comportiamoci ognuno come riteniamo ch esia giusto, indipendentemente da quello che fa il nostro vicino.
    La nostra inerzia, lo scoraggiamento è proprio quello a cui tendono certi sistemi (governi corrotti, mafia ecc).
    Non cadiamo nella trappola.
    Sono persone come Andrea o Libera o altri che fanno la grossa differenza.

  4. Iris Claudia Pezzali Says:

    Caro Andrea la tua “ritirata” è da me compresa con totale condivisione. Ci sono momenti in cui i ragionamenti e i buoni propositi non servono…penso più semplicemente che sia un buon modo per non sprecare risorse ed energie…ciò non significa rinunciare a capire,ad osservare..anzi..tutto ciò avviene con maggiore lucidità e senso critico..in alcuni momenti per non soccombere è necessario togliersi dal delirio..per riprendere fiato, mantenere lucidità..freschezza..Non è per tutto questo che il tiranno ha vinto e forse vincerà ancora…abbiamo visto masse epocali essere partecipative di cambiamenti…bene. Mi pare che la storia ci ricordi le sconfitte (ormai quasi tutte) di questi momenti, o sbaglio? Bisogna allora, forse, interrogarsi su cosa può essere davvero decisivo e condizionante lo stato delle cose dell’oggi per cambiare e cambiare in senso strutturale.. quindi riposiamo un poco, teniamoci energie per il pensiero e altre cose che ci aiutino almeno a non smarrire la persona che siamo…nessuno abbandona il campo (in senso tradizionale del termine). Ma è forse il campo che non ci contiene più e occorre cambiare prospettiva dello sguardo nel nostro passo. Buon lavoro.


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