Osama Bin Laden e l’esorcismo della colpa

3 maggio 2011

Tempo fa mi sono posto l’interrogativo morale se sia lecito augurarsi la morte di uomini sanguinari capaci di massacrare e annientare in un colpo solo centinaia di vite umane. La risposta intima alla quale sono giunto dopo quella riflessione è stata che, no, non è lecito augurarsi la morte di nessuno, neppure del più abietto tra gli esseri umani. Il caso dell’uccisione di Osama Bin Laden in Pakistan da parte dei servizi speciali americani e le successive immagini di giubilo che hanno fatto il giro del mondo, hanno riproposto in me quel dilemma, ma stavolta sotto una forma diversa. Al di là della notizia in sé, dell’uomo in questione, e delle circostanze per nulla chiare degli eventi di cui parliamo, per una volta mi trovo d’accordo con la posizione assunta dalla Chiesa: in ogni caso non ci si rallegra mai di fronte alla morte di un uomo. Esultare per una morte equivale a compiere un passo fatale verso l’imbarbarimento e il degrado di una civiltà. A me sembra che certe situazioni si prestino bene alla designazione di un singolo criminale espiatore, di una faccia responsabile alla quale attribuire misfatti di cui sono in realtà corresponsabili centinaia di persone, organizzazioni, gruppi di potere. Eliminando quella faccia, quel simbolo, si lancia alle masse un messaggio chiaro e definitivo: il problema è stato risolto. Non importa quanto ciò sia effettivamente vero, non importa quale saranno le ripercussione politiche, economiche, sociali. Ciò che conta è che un simbolo è stato smantellato. Il tripudio delle folle d’America per l’annuncio della morte del re del terrore rientra quindi in quello che io chiamo l’esorcismo della colpa, un rito macabro e primitivo che serve a rimuovere in un colpo sole le responsabilità collettive e, cosa ancor più angosciante, la quantità di dolore subìto.

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8 Risposte to “Osama Bin Laden e l’esorcismo della colpa”

  1. fausta68 Says:

    Sono completamente d’accordo con quello che hai scritto, grazie per uesto post. Per averlo espresso la stessa opinione mi sono beccata della stupida (la frase più gentile) anche da persone che stimavo…..

  2. libera Says:

    Non si tratta di essere stupidi è che la morte di chiunque,fosse pure un assassino,dovrebbe ricordarci che apparteniamo tutti allo stesso comune destino. Un corpo straziato non può essere così indecentemente esibito e la danza intorno al cadavere di un uomo è la morte della civiltà.

    • Andrea Pomella Says:

      Il corpo straziato in questo caso è l’elemento della comunicazione, è la sintesi di una vendetta di massa. Anche se di corpi straziati, a dire il vero, al momento non se ne sono visti, ma sono stati prefigurati, e tanto basta.

  3. libera Says:

    Comunque, vere manipolate o virtuali che siano quelle immagini, il compiacimento trionfalistico, anche esagerato rispetto al reale effetto che la lotta al terrorismo ne trarrà, mi fa orrore, lo stesso che ho provato l’11 settembre 2001.

  4. manodiangelo Says:

    Me lo sono chiesto anch’io e ho trovato la posizione della Chiesa l’unica coindivisibile.Nel vedere la gente negli Stati Uniti esultare, all’inizio mi sono infastidita, poi però mi sono ricordata-purtroppo- di quello che era accaduto l’undici settembre quando si sono viste le folle in vari paesi arabi esultare davanti all’agonia di centinaia di persone e non dimenticare Andrea che c’erano bambini tra quelle migliaia…ed era cosa ben diversa da un singolo individuo, responsabile o meno e su questo siamo perfettamente daccordo come pure sulle inevitabili e nefaste conseguenze che tutto quello ha significato.

    • Andrea Pomella Says:

      Le folle arabe non sono migliori di quelle americane. Voglio credere che ci sia un motivo perché nella lingua italiana la parola “folle” ha due significati.

  5. manodiangelo Says:

    Va sans dire che tutto questo è solo barbarie Andrea e non si può fare un discrimine tra morte e morte, tra dolore e dolore.Ho purtroppo nei confronti della politica solo un sentimento di grande pessimismo,anche se nei paesi arabi è in atto qualcosa di inaspettato.
    A me interessa molto di più la parte”umana” di tutto questo.Ricordo un bellissimo documentario della Rai sulle madri palestinesi e israeliane che avevano perso i figli nella guerra senza fine: non c’era nessuna differenza,nessuna lettura da sovrapporre a quel dolore,identico,assordante anche se solo sussurrato tra i lamenti.


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