L’abolizione della noia

A volte provo a cercare nella vita le tracce di quel respiro armonico, di quella concatenazione di avvenimenti, che in genere costituisce l’anima dell’arte del romanzo. L’unità di cui si compone un romanzo è fragile. Un romanzo è tenuto insieme soltanto da alcuni personaggi originali e dalle loro macroscopiche azioni. Eppure la pretesa del romanzo è di assomigliare alla vita, cercando di comprendere l’aspetto più profondo della natura umana. Quando ero un ragazzo e leggevo libri difficilissimi per costruirmi, almeno nelle intenzione, fondamenta solide e sicure, pensavo a come fosse difficile rendere per iscritto la noia. La vita vera è fatta per tre quarti di noia, e i grandi romanzieri dell’Otto e del Novecento possedevano la qualità di saper rendere questa parte sostanziale del vivere. Quello che si è perduto nell’arte del romanzo negli ultimi vent’anni è probabilmente questa capacità di restituire sulla pagina scritta il gigantesco tedio dell’uomo di fronte allo scorrere del tempo. Una delle prime cose che viene rimproverata oggi a un testo letterario è l’incapacità di “scorrere”, il difetto di non far fluire gli eventi lontano dalla noia. Si accusano gli ultimi attardati di essere “prolissi”, di indugiare troppo “nelle descrizioni”. Eppure, lo scrittore è l’essere più inconcludente dell’universo, la ripetitività del suo lavoro in natura è pari solo all’erosione eolica. E accusare uno scrittore di essere “descrittivo” è come rimproverare un calciatore di giocare “coi piedi”. Nell’arte del romanzo, l’abolizione della noia e il regresso della letteratura da forma d’arte a intrattenimento capitalista, sono inscindibili.

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6 commenti
  1. Senti la ruggine mangiare i corpi, le lamiere, le giunture?
    È anch’essa noia nelle cose inanimate
    e fuori tutto è fermo nel suo ferruginoso aspetto

    – almeno piovesse.

    *
    avendo dedicato un’intera sezione del mio libro al tentativo di richiamare motivi e significati perduti che attraversano Sartre, Camus e tutta quella rigogliosa produzione artistica che l’esistenzialismo ha generato, scavandone e scovandone le immagini, i nuovi sistemi, i percorsi perversi e naturali, le mancanze e le assenze nella loro legittima partecipazione alla frenesia del nostro “organizzato” presente, che annulla la possibilità di “noia” gestendo (o meglio nell’illusione di gestire) il tempo come potenziale economico da sfruttare e incastrare all’interno del ciclo economico-produttivo [i.e. basti pensare al just in time – celebre motto del ciclo logistico produttivo della toyota], non posso che comprendere questo tuo richiamo letterario, che estenderei – appunto – come una necessità, a tutta la produzione letteraria contemporanea, per restituire all’uomo la dignità e la verità del suo malessere quale ingranaggio nel e del tempo del consumo. (fino alla sua stessa consumazione)

    • Andrea Pomella ha detto:

      Credo che l’idea della gestione del tempo come potenziale economico oggi vada estesa anche al tempo letterario. In questo senso, sì, la letteratura contemporanea è specchio dell’epoca in cui viviamo.

  2. errata corrige: attraverso Sartre, Camus … etc (senza il “che”)
    scusa, devo imparare a non rendermi ingranaggio del consumo, quantomeno rileggendomi prima dell’invio 😉

  3. libera ha detto:

    Il nostro tempo ha impresso una tale accelerazione ai ritmi delle nostre esistenze, da cambiare profondamente la “dimensione umana della vita”, A TUTTI I LIVELLI. L’esercizio della lettura presuppone curiosità,immaginazione e una buona predisposizione alla “lentezza” che è lo stato naturale nel quale l’uomo pensa, pondera, sceglie, adatta alle sue possibilità l’esistente. Ho paura che l’homo legens rischi l’estinzione!

    • Andrea Pomella ha detto:

      E invece oggi la principale qualità che viene richiesta alla scrittura è la velocità. Qui temo che il rischio d’estinzione riguardi il pensiero tout court.

  4. libera ha detto:

    Mi è venuto in mente il dialogo con un libraio da “La passeggiata” di Robert Walser. Sono andata a riprenderlo:
    “…”Può lei giurarmi che questo è il libro di maggior successo dell’anno?”
    “Senza dubbio”
    “Può affermare che questo è il libro che bisogna assolutamente aver letto?!
    “Assolutamente”
    “E’ davvero un bel libro?”
    “La sua domanda è assolutamente superflua e inopportuna!”
    “La ringrazio molto” dissi imperturbabile, lasciai dove si trovava il libro che aveva ottenuto il massimo successo di vendita perchè bisognava assolutamente averlo letto, e uscii senz’altro aggiungere, ossia in perfetto silenzio.

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