Le meraviglie dell’ecosistema

23 maggio 2011

Sul sito c’era scritto: “Un viaggio nella riserva naturale alla scoperta delle meraviglie della flora, della fauna e dell’ecosistema dell’Italia centrale”. Arrivo alle undici del mattino in un boschetto sperduto nella campagna romana, vedo solo il fumo torbido dei barbecue e quintali di obese famiglie felliniane intente ad arrostire costolette di maiale, salsicce e fette di pancetta fresca. I fuochisti sono costantemente interrotti dai guaiti e dalle urla di bambini affamati che tendono le loro fette di pane arrostite verso le griglie sfrigolanti. Nell’aria è tutto un miscuglio di odori, flatulenze da carbonella e grasso animale. I tavoli sono affollati da questa umanità famelica. Le “meraviglie dell’ecosistema” sono tutte qui, sottoforma di semilavorati alimentari, o trasmigrate in altri luoghi. La ragazzina di tredici anni sovrappeso richiama il fratellino intento a guardare il gufo delle nevi che sonnecchia nella sua voliera. “Che stai a fa’?”. “Sto a guarda’ il gufo”. “Lascia perde il gufo che dovemo anna’ a magna’!”. È brutto dover sopportare questa cultura fatta di abuso di cibo, dove il nutrimento affannoso prevale sopra ogni convivialità, dove le memorie delle carestie dei tempi di guerra continuano ad imporsi sulle opulenze di un presente di florido capitalismo. La dittatura degli alimenti è un fattore tangibile della collettività odierna, la potenza pervasiva del nutrimento, il divertimento associato al cibo, sono i sintomi di una società passiva e succube. Lo pseudo-godimento che deriva dall’abbuffata non ha nulla a che vedere con la cultura gastronomica e l’educazione alimentare, è una forma di accanimento continuo e vendicativo contro il corpo. Resisto per un’ora, poi vado. Nel pomeriggio si scatena un temporale, mi domando cosa ne è stato di quei fuochi, se la pioggia ha lavato via i resti del baccanale.

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5 Risposte to “Le meraviglie dell’ecosistema”

  1. stalker Says:

    La signora della foto mi ha ricordato una Frida Kahlo (aihmè) all’ingrasso in salsa de’ noantri.

    Immaginarla che dice “Amò, è pronto da magna’?” e lui che le rispone “Ancora no, fatte n’artra bira…” fa davvero sperare in una pioggia torrenziale e purificatrice.

  2. stalker Says:

    * le rispone= le risponde/risponne

  3. fausta68 Says:

    Chissà che delusione!!!!! voglia di scappar via….

  4. foggyland Says:

    il cibo è un fattore culturale (e di appartenenza). Da una parte l’ostentazione del troppo (come mani ingioiellate e pesanti), dall’altra la nobile accettazione entusiasta del poco (quanti brutti scherzi la nouvelle cousine…).
    Il cibo è quello che siamo, e quello che diventiamo. Lo dice una vegetariana che in tutti questi 15 anni di astensionismo non ha mai scordato il sapore del sughetto di carne tirato su col pane dalla pentola… usiamo il cibo per lanciare segnali, per parlare di noi. Come al solito, c’è sempre quello che vuole parlare di più e più forte degli altri. la pioggia avrà sicuramente lavato via il più, ma non toglie le macchie di unto dalle magliette…


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