È prigioniero a Campo Imperatore

Oggi festeggiano tutti. Oggi è una specie di giorno della liberazione. Leggo il sollievo sulla faccia della gente, perché sentono che un’epoca è finita. Ieri sera si parlava delle elezioni, come tutti. I più danno la fine del berlusconismo come cosa fatta. Io tentavo di opporre un ragionamento più cauto. Mi hanno risposto usando una metafora storica: “è prigioniero a Campo Imperatore”. Ecco, è proprio di questo che adesso ho paura. Ho paura che sulla coda di questa brutta storia italiana ci sia spazio per altre nefandezze, per altri bagni di sangue, del tutto incomprensibili ma dettati dalla disperazione dell’animale politico che fiuta l’odore della fine. Altre volte, è vero, si è festeggiato, si è vinto, lo si è battuto, ma mai come questa volta la sensazione di una svolta reale e definitiva è stata così palpabile. Ieri, mentre cominciavano ad arrivare le prime proiezioni, da qualche parte ho scritto: “Qui si fa l’Italia o si muore”. La leggenda vuole che la celebre frase sia stata pronunciata da Garibaldi in opposizione all’ordine di ritirata dettato dal generale Nino Bixio durante la battaglia di Calatafimi. Io mi auguro che da questo momento in poi ci si lasci alle spalle la perversione di questi quasi vent’anni di politica becera e selvaggia, che, una volta liberi dal giogo dell’anomalia berlusconiana, ci sia finalmente modo di veder sorgere in Italia una destra e una sinistra finalmente moderne, libere, democratiche, europee. Oggi non è il giorno della liberazione. Oggi è un crocevia per il futuro, un’occasione storica. O si fa l’Italia. O si muore berlusconiani.

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2 commenti
  1. oggi, messi via i boccali colmi di entusiasmo, oggi si apre alla ragionevolezza, al buon senso. La festa sembra già lontana, la festa già non ci appartiene più, perchè il voto consapevole sa che si va in salita. Sa che lo sforzo deve essere comune e condiviso, sa che ci sarà ancora qualche cosa da mandare giù. E manderà giù con la sensazione di esserci ritrovati. Il sole che ieri splendeva orgoglioso su milano ha già lasciato il posto a una pioggerellina leggera, di quelle che pur non bagnando danno fastidio. E’ un buon giorno ma che non sa decidere se pioversi addosso subito, o aspettare anocra qualche ora. Il cambiamento si porta sempre dietro qualcosa di vecchio, speriamo che in questo caso sia la consapevolezza. Le speranze vanno nutrite di azione e volontà. La speranza da sola è sterile e appassisce in fretta. Siamo qui adesso, ci siamo trovati. Io ci credo, davvero.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Penso che ieri Romano Prodi abbia detto una verità sacrosanta: Senza un’idea di Paese tornano a vincere loro. Io spero che da questa vittoria, che in buona parte è una vittoria di singole e specifiche individualità, nasca un’idea di Paese, che è qualcosa di molto più complesso.

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