La ribellione di gioventù assomiglia ai tifoni

13 giugno 2011

Il ragazzo passa fra i tavoli all’aperto del ristorante. Ha intorno ai diciotto anni, è vestito da punk e ha in mano una bottiglia intonsa di birra. Il ragazzo ha tratti fortemente androgini, lunghi capelli biondi e occhi azzurri, un viso che potrebbe essere quello di Tadzio de La morte a Venezia. C’è una gigantesca stonatura fra quel viso e la divisa da punk che indossa, fra i tratti da fotomodello scandinavo e i piercing che gli perforano naso, labbra e sopracciglia. Il cameriere lo tiene sott’occhio, dev’essere una vecchia conoscenza del ristorante. Il ragazzo gli chiede un cavatappi, ma il cameriere finge di non sentire. Il ragazzo allora si avvicina al tavolo dove sono accatastati cucchiai, forchette e coltelli. Prende una posata e la rigira nel verso dell’impugnatura, tenta di stappare la bottiglia di birra col manico della posata. A quel punto il cameriere gli si avvicina, prende il cavatappi dal taschino della camicia, gli sfila la bottiglia di mano e la stappa. Il ragazzo si riprende la bottiglia e fa per andare. In quel momento si affaccia un uomo corpulento, forse il proprietario del ristorante. “Non ce veni’ più qua, intesi?”, spiattella sull’uscio del locale. A questo punto il ragazzo, mentre si allontana pigramente, si volta di tre quarti e con un tono lento e irresoluto fa: “Ma chi te se ’ncula”. Il timbro della voce però, la scarsa dimestichezza che sembra avere con il romanesco e con l’uso di quel lessico scurrile, fa a pugni con l’algida perfezione del suo viso preraffaellita. La sua faccia liscia come una pallina di plastica è all’opposto dei vestiti da vagabondo metropolitano che indossa. Dietro all’insicurezza di quella voce c’è tutta la ricca storia della sua famiglia, l’obbligo alla ribellione di gioventù che sente spirare nelle viscere e che assomiglia ai tifoni, la camera oscura attraverso cui passerà la sua futura maturità da uomo.

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5 Risposte to “La ribellione di gioventù assomiglia ai tifoni”

  1. serena Says:

    Che bello questo accostamento tra il processo evolutivo di crescita e la camera oscura. Il buio quasi embrionale della camera oscura che darà vita ad un uomo…

  2. Anna B. Says:

    Forse era più un “emo” che un “punk”… a meno che gli “emo” non siano l’evoluzione dei “punk” di una quindicina d’anni fa! Non sono più al passo coi tempi, eh eh eh…

    Io da ragazzina avevo amici e conoscenti molto variegati ma soprattutto metallari (visto ne amavo ed amo tutt’ora diversi sottogeneri) e qualche punk e vedevo intorno a me molti altri mondi.
    Ricordo di essermi sempre infastidita sentendo ALCUNI di loro dire “che c…o ha da guardare quello lì?”. Mi sembrava da stupidi perché, chi ha un abbigliamento ed un modo di porsi esasperato, non può che voler provocare qualcosa. Quindi dovrebbe essere contento di certe reazioni.
    A dire il vero capisco il senso di tutto ciò ma non l’ho mai condiviso, nemmeno da ragazzina, nonostante anche a me piacesse, almeno un po’, fare la “ribelle”.
    Trovo comprensibile la sensazione di ingiustizia nell’essere giudicati a priori solo per essere un maschio coi capelli lunghi che indossa una maglietta con le stampe delle bands preferite. Invece non capisco la pretesa di comprensione quando si va in giro con dei bracciali borchiati di spunzoni di parecchi centimetri, ridendo sguaiatamente e bestemmiando… io che ti conosco lo so che sei uno studente modello, che non faresti male a una mosca e che sei sempre pronto a dare la mano ad un amico ma come puoi pretendere che anche una vecchietta vada oltre al primo impatto?

    Comunque erano tutti così, ingiudicabili ma sempre pronti a giudicare, dagli adulti e tra i vari gruppi di giovani: metallari, punk, truzzi, fighetti… tutti apparentemente incompresi da tutti!

    Forse quel passaggio serve a qualche giovane provocatore per farlo diventare, poi, un adulto più tollerante? …speriamo!

    Ciao Andrea, alla prossima!

    • Andrea Pomella Says:

      Tecnicamente era un Punkabbestia. Ma non aveva la faccia per esserlo. Per il resto, chi più chi meno, ci siamo passati tutti. Io a quell’età era un prototipo grunge davvero impresentabile, e lo sono stato per parecchio tempo.

  3. Cate Says:

    Io da ragazzina avevo amici e conoscenti molto variegati ma soprattutto metallari (visto ne amavo ed amo tutt’ora diversi sottogeneri) e qualche punk e vedevo intorno a me molti altri mondi.Ricordo di essermi sempre infastidita sentendo ALCUNI di loro dire “che c…o ha da guardare quello lì?”. Mi sembrava da stupidi perché, chi ha un abbigliamento ed un modo di porsi esasperato, non può che voler provocare qualcosa. Quindi dovrebbe essere contento di certe reazioni.A dire il vero capisco il senso di tutto ciò ma non l’ho mai condiviso, nemmeno da ragazzina, nonostante anche a me piacesse, almeno un po’, fare la “ribelle”.Trovo comprensibile la sensazione di ingiustizia nell’essere giudicati a priori solo per essere un maschio coi capelli lunghi che indossa una maglietta con le stampe delle bands preferite. Invece non capisco la pretesa di comprensione quando si va in giro con dei bracciali borchiati di spunzoni di parecchi centimetri, ridendo sguaiatamente e bestemmiando… io che ti conosco lo so che sei uno studente modello, che non faresti male a una mosca e che sei sempre pronto a dare la mano ad un amico ma come puoi pretendere che anche una vecchietta vada oltre al primo impatto?
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