La libreria perfetta non esiste

30 giugno 2011

Non trovo la libreria perfetta. La libreria perfetta non esiste. E infatti sempre più spesso mi capita di entrare e uscire dalle librerie senza aver trovato un solo libro che mi interessi. La libreria perfetta è quella che ti dà sempre una speranza. Che se ti fermi davanti allo scaffale dei libri di Sellerio e non trovi quell’autore che inizia con la D c’è sempre la ragionevole eventualità che domandando a un commesso lui riesca a scovare il libro chissà dove. È questo che ti fa desiderare ogni volta di tornarci, questa luce vacillante e fioca che inquadra i libri e che non dà certezze, la mossa elegante da prestigiatore che ti permette di immaginare un magazzino che contenga tutti i tuoi autori più desiderati. Sono un cliente difficile, lo so. Sono tra i più difficili in assoluto. Perché sono affetto da una ritrosia malsana e mi rivolgo al commesso solo in ultima istanza, quando perdo la fiducia e aspetto ormai solo i miracoli. E poi mi piacerebbe avere tanti soldi da spendere in libri, tanti soldi che mi permettano di scegliere qualcosa a caso, autori che in tempi di carestia non prenderei mai in considerazione, perdere tempo a soppesarli tranquillamente con lo sguardo, esprimendo col silenzio una condanna o un’assoluzione. No, la libreria perfetta non esiste. Perché dovrebbero inventarne una a prova di misantropia, una per ogni lettore matto che considera il libraio una specie di parente alla lontana tenuto prigioniero in una colonia straniera. Il quadro è sempre lo stesso. E io ormai a questa età non cambio più.

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10 Risposte to “La libreria perfetta non esiste”

  1. apepam Says:

    Una libreria perfetta…
    come quella di “84, Charing Cross Road”.
    Ce ne sono, ma bisogna scovarle.

  2. serena Says:

    Sono completamente d’accordo. Ho le stesse aspettative e soffro lo stesso malessere nelle librerie. Sono giunta alla semplice conclusione che la libreria perfetta è il caos di libri che mi porto ovunque. Lì ci sono le “mie” storie, i “miei” amici, le stringhe di parole che mi appartengono e dalle quali non posso separarmi. Ho un paio di mensole di libri comprati all’usato per pochi soldi ancora da leggere. Ma sono lì,pronti per me. E nella penombra azzurra e ronzante della mia stanza c’è il computer. Battendo sui tasti ordino una copia di un libro (qualsiasi libro) da qualche parte del mondo, un libro letto, sottolineato e amato da qualcun’altro e dopo qualche giorno si presenta in una bustina di cartone con francobolli veri appiccicati nell’angolino e un timbro strano sopra e sono proprio felice. Ma felice davvero. Per ora, questa è la mia libreria “perfetta”.

    • Andrea Pomella Says:

      Ecco, questa è la mia idea di libreria! Anche perché ho l’abitudine di non considerare mai “finito” un libro, anche dopo averlo letto. In genere il mio rapporto coi libri è continuativo, li rileggo, li sfoglio anche solo per prendere una frase a caso. Non riesco davvero a conciliarmi con l’idea del libro come prodotto di consumo così come lo intendono le librerie moderne.

  3. fausta68 Says:

    C’era a Firenze una libreria perfetta, luci basse, scaffali di legno dove i libri non erano in ordine perchè chi entrava era autorizzato a cercare, profumo di carta e cuoio delle copertine di antichi volumi, due proprietari-commessi anziani che conoscevano la storia di ogni libro e di ogni autore……….. ci passavo pomeriggi interi anche solo per il gusto di “stare” tra i libri, in silenzio…
    Naturalmente l’avvento delle grosse librerie li ha obbligati a vendere tutto e chiudere.
    Ora ho un giovane amico, proprietario di una cartolibreria che è sempre disponibile, è riuscito a trovarmi libri che non erano più in circolazione….. non è tutto ma qualcosa sì….
    Mi è piaciuto il tuo libro…


  4. Io sopporto poco le libreria lucidatissime, illuminatissime, pulitissime, dove il libro diventa una sorta di “prodotto”. Amo lo scaffale disordinato, vagamente polveroso, il commesso in occhiali, mezzo cieco, e i libri impilati in modo tale che, se se ne toglie uno, crolla l’intera libreria…
    Quando il libro diventa prodotto commerciale, mi rattristo, anche se capisco che sia pure un fatto economico.
    Anche io mi porto dietro una piccola libreria personale, soprattutto in questi anni di traslochi frequenti; e amo rileggere i libri. Ogni volta è un’esperienza diversa…

    • Andrea Pomella Says:

      Io sono troppo misantropo pure per quello. Cioè va bene la libreria come l’hai descritta tu, ma senza il libraio mezzo cieco. L’ideale per me sarebbe che abbassassero la serranda della libreria per concedermi tutto il tempo di scegliere in solitudine. Poi giuro che rimetto tutto a posto!

  5. Angelo Says:

    Ciao Andrea…
    Magari si potrebbe abbandonare l’ordine alfabetico, subordinatore iniquo (seppur affidabile) degli scaffali…
    Poi mi piacerebbe vedere accostati tomi vecchi e tomi nuovi, dispense semidistrutte e novità ancora imbrogliate in un ultimo caparbio filo di cellophane, in una rincorsa di idee confinanti, anche superficiali, anche solo per l’immagine di copertina…
    Darebbe l’idea che i libri si parlano, e certamente che non sono degli atomi, ma frasi, spesso incomplete, di un discorso più ampio.
    Firmato: un altro misantropo (di una nutrita schiera, a quanto pare)…

    • Andrea Pomella Says:

      Benvenuto nella schiera. Stiamo delineando un ideale di libreria completamente folle, ho idea che qui nessuno di noi abbia una qualche attitudine imprenditoriale.

  6. Angelo Says:

    Eheh, sì… oddio se volevi creare un blog imprenditoriale forse è il caso che gli dai una bella virata in tempo…
    Comunque, alla fine, ipotizzavo il ricalco di una funzionalità di Amazon: quando sei sulla pagina di dettaglio di un libro, ti indica quali altri volumi potresti trovare interessanti…
    Continuo a seguirti, hai un blog molto interessante.
    Ciao, Angelo


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