La storia dà torto e dà ragione

L’altra sera ascoltavo un monologo di Luca Telese che raccontava in Tv la storia di Mario Benedetti, il meccanico di Berlinguer che doveva provvedere alla riparazione della A112 del segretario del più grande partito comunista d’Occidente. Un paio di giorni dopo mi imbatto per puro caso in una gallery fotografica sul sito del Corriere della Sera in cui si vedono alcuni scatti di Umberto Bossi dopo un comizio. Corna, autografi e cazzotti è il titolo (più che un titolo una didascalia) del servizio. Tra il meccanico di Berlinguer e le corna di Bossi ci stanno trent’anni di storia d’Italia. Non solo. Tra Berlinguer che resisteva ai tentativi di Mario, il meccanico di corso Francia che non voleva fargli pagare una riparazione della A112, e il Bossi vezzeggiato dai suoi mentre con gli occhi vuoti di uno squalo annaspa nel ruolo del buffone, c’è la voragine di un popolo e della sua capacità di identificazione in un leader carismatico. Qualcuno un giorno, disponendo sul tavolo le istantanee che legano queste gesta comuni di una nazione, dovrà spiegarci com’è stato possibile tutto questo.

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5 commenti
  1. Chissà perché in pochi anni è cambiato tutto… troppo… il senso dell’etica, della resposanbilità, del decoro. Credo che anche ai tempi di Berlinguer ci fossero comunque tanti italiani “alla Bossi”; solamente, forse. aveva un po’ più di vergogna di sé…

    • Andrea Pomella ha detto:

      I tempi passati non sempre sono i migliori. Una cosa è certa però, una volta gli ignoranti avevano pudore. Oggi se ne fanno vanto.

      • straordinariamente reale!

  2. libera ha detto:

    Fine anni settanta, in un piccolo paese, come ce ne sono tanti in Italia, si inaugurava la nuova Casa del Popolo. Io ero là con la mia copia dell’Unità e l’entusiasmo che a vent’anni si ha di cambiare il mondo. Mi avvicinai a lui, gli porsi il giornale e gli dissi ” Compagno, scrivi il tuo nome” Si avvicinò a me e agli altri e, mentre, distratto, lasciava sgorbi qua e là, chiedeva di continuo a ognuno ” Tu che fai nella vita?” Ascoltava e poi sorrideva.
    Alla fine ci disse “Studiate, preparetevi bene, il nostro Paese ha bisogno di voi, ma mi raccomando, studiate!”.
    Poi sono passati gli anni a decine, e siccome è più facile dimenticare, semplificare, generalizzare, tutti i gatti sono diventati bigi. Chissà se, qualche riflessione e distinguo in più ci avrebbe evitato l’imbarbarimento in cui siamo piombati.
    p.s.
    scusa se mi sono dilungata ma Berlinguer, per me, bisognerebbe leggerlo a scuola.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Non l’hanno ascoltato. Non hanno studiato. Grazie per questo ricordo, grazie davvero.

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