La tempesta e un libro di cui non si riesce a interrompere la lettura

6 luglio 2011

La pioggia è durata un’ora, dalle nove alle dieci del mattino. Il cielo si è fatto livido in un momento. È venuto giù il finimondo. Le piogge si assomigliano tutte, eppure ognuna ha una storia a sé. Questa è stata prodigiosa, violenta, traumatica. Le macchine sono tutte in fila mentre riappare un po’ di luce nel cielo e le gocce diventano rarefatte. Sul lato della via principale ci sono delle strade senza uscita completamente allagate, si vedono i tetti delle macchine che spuntano a pelo d’acqua come zattere. Un uomo in canottiera tenta di raggiungere una finestra a pianterreno, l’acqua gli arriva all’altezza del petto, muove le braccia come se nuotasse. Al centro della strada c’è una Lancia col muso infilato in una voragine che si è aperta nell’asfalto. Dentro la Lancia non c’è nessuno, l’automobilista dev’essersi messo in salvo sulla banchina della fermata dell’autobus. L’automobilista lo immagino come un farmacista frustrato che nella vita avrebbe voluto essere un chimico di valore, magari un premio Nobel. Sua moglie ha accompagnato la bambina a scuola, non immagina che il signor farmacista-aspirante-chimico sia stato risucchiato in una voragine del terreno. Se lo sapesse, penserebbe che è la giusta punizione per un agnostico impenitente come lui, la prova dell’esistenza dell’inferno. Ma il farmacista ne ha approfittato per corteggiare una ragazza. È proprio così che l’ha pensata. “Sto corteggiando una ragazza” medita, rimuginando su quel gerundio così fuori moda. La ragazza è di una bellezza malinconica. Si ripara sotto un ombrello trasparente coi bordi rosa, col quale si sforza di mantenere una distanza da questo sconosciuto che tenta disperatamente di far valere la disgrazia che gli è appena capitata. Il carro attrezzi arriverà fra non meno di un paio d’ore, a giudicare dall’ingorgo che si è creato per via del nubifragio. L’autobus, al contrario, è a pochi metri da lì. È immobile, come il resto del mondo in questa mattina di bufera. Ma l’autista, con un gesto avventato, apre le porte. La ragazza allora saluta con un freddo “buongiorno”, scende dalla banchina e percorre i pochi metri che la separano dall’autobus. Scompare. Il farmacista resta di nuovo solo. La sua vita andrà avanti lo stesso, anche se nel suo rendiconto giornaliero dovrà annotare questo ennesimo fallimento. La sua vita, come la nostra, è diventata un libro di cui non riesce a interrompere la lettura.

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2 Risposte to “La tempesta e un libro di cui non si riesce a interrompere la lettura”

  1. serena Says:

    Mi sembra tu abbia scritto della mia vita. No, non si riesce a smettere di leggere il proprio libro, anche quando gli occhi bruciano, la testa sta per esplodere e si vorrebbe solo fermarsi per un attimo ed inspirare. E poi io la parola “Tempesta” ce l’ho tatuata addosso. Perchè nel libro delle nostre vite di quelle ce n’è tante. Quei gerundi, quei fallimenti. Un pezzo davvero toccante. Complimenti.

    • Andrea Pomella Says:

      Credo che ci sia un po’ della vita di tutti noi. Tempeste e gerundi fuori moda compresi. Una mattina passata a guardare dal vetro dell’autobus una strada allagata e i suoi protagonisti è sempre edificante.


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