Disinfestazione

8 agosto 2011

Ho preso due settimane di ferie. Si è trattato, come succede spesso nella società umana in cui vivo, di ferie improvvise, non programmate. Ora le due settimane sono finite, ne cominciano altre quarantanove di lavoro. La sproporzione è sconfortante. Quindi sto di nuovo per chiudermi in me stesso e svolgere le mie mansioni di mala voglia. Stamattina quando sono rientrato in ufficio le scrivanie, i mobili, le poltrone, erano rivestiti da enormi teli di plastica trasparente. Mi hanno detto che è stato per via di una disinfestazione. Ho associato il concetto al fatto che fossi stato via per due settimane. È stato più forte di me. D’accordo, non brillo di autostima. Ho rimosso i teli e li ho ammassati in un angolo della stanza. Dagli altri uffici ho sentito provenire urletti di meraviglia. Avranno pensato di essere finiti in un’opera di Christo, l’artista che imballa i monumenti, o più probabilmente sarà stato l’effetto-meraviglia che ha prodotto su di loro l’inconcepibile novità dei teli. Basta così poco a rianimare e rinvigorire a tal punto i miei colleghi di lavoro. Io, da parte mia, non ci sono mai riuscito, né con un caffè né con un sorriso fuori programma. Questo mi scoraggia, forse avrei bisogno di parlarne con qualcuno, o di cambiare posto di lavoro. Ma penso sempre che sia meglio lasciare che le cose maturino da sole, per il bene o per il male. Dopo un po’ qualcuno ha bussato alla porta dell’ufficio. Mi hanno chiesto se per caso, quando sono arrivato, ho trovato la porta chiusa a chiave. Gli ho risposto di sì. Mi hanno confessato che allora nella mia stanza non è stato possibile fare alcun intervento di disinfestazione. Ho tirato un sospiro di sollievo. Per un altro anno potranno vedermi girare per queste stanze come un’ombra, come uno scarafaggio, o come un morto.

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3 Risposte to “Disinfestazione”

  1. Daniela Says:

    I giusti

    Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
    Chi è contento che sulla terra esista la musica.
    Chi scopre con piacere una etimologia.
    Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
    Il ceramista che premedita un colore e una forma.
    Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
    Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
    Chi accarezza un animale addormentato.
    Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
    Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
    Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
    Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
    — Jorge Luis Borges

  2. libera Says:

    “Ma penso sempre che sia meglio lasciare che le cose maturino da sole, per il bene o per il male”

    Io, naturalmente, non ti conosco ma questo atteggiamento nei confronti delle cose della vita mi ha molto meravigliato in una persona giovane come te. L’ho sempre ascritto alla cosiddetta “saggezza degli anni”che ti insegnano che non conviene camminare controvento, specialmente se non si ha la lucidità e l’energia di una volta.
    Ma sai, dopo tanti anni, credo di aver capito poco, pochissimo di questa vita!


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