Tutti i lutti del mondo

22 agosto 2011

Venti minuti prima correva intorno al lago. Veloce, flessuoso, passo da atleta, testa dritta, incurante del caldo afoso di fine agosto. Adesso che sto rinchiuso in macchina pronto a ripartire, e che mi asciugo il sudore sulla fronte, lo vedo passare sotto l’ombra delle pensiline. È lo stesso ragazzo di prima, ma adesso piange. Passa una macchina, e una moto. I cani continuano a inseguirsi intorno al lago, c’è qualcuno ancora stravaccato sull’erba che si prende gli ultimi raggi di sole della domenica. Il ragazzo piange, con le mani che passano continuamente dal viso ai capelli biondi. Sulle prime sembrava un rantolo, un attacco d’asma. Ma adesso no, adesso è inequivocabilmente un pianto, un pianto dirotto, di quelli che tagliano le gambe. Le sue lacrime sono così disperate, così fuori misura, che sembrano l’incarnazione di tutti i lutti del mondo. Vorrei poter essere un altro e scendere dalla macchina, posargli una mano sulla spalla e invitarlo a sciacquarsi il viso sotto lo scroscio della fontanella, magari avere anche due parole di circostanza, insomma, fargli coraggio in qualche modo. E invece me ne sto inebetito con l’asciugamano sulle gambe e il silenzio fisso e duro del tramonto nelle orecchie. Lui si infila nella macchina. Lo sento ancora, adesso geme disperato, singhiozza come un neonato, i pugni in faccia, gli occhi serrati. Non posso ascoltarlo ancora. Non più. Metto in moto e vado. Lui rimane lì, con le ossa negli abissi più profondi.

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9 Risposte to “Tutti i lutti del mondo”

  1. fdalbert Says:

    Solo una domanda: perché? Perché ce lo racconti, perché sei rimasto a guardare nonostante fossi così coinvolto, perché sembra che la tua sofferenza, in questo caso, giustifichi la tua immobilità?
    Perché avresti voluto essere un altro? Non ti bastava essere te stesso? Cosa ti ha fatto pensare di essere inadatto ad avvicinarti a quel giovane?

    • Andrea Pomella Says:

      Nella premessa hai scritto “solo una domanda”. Le domande che seguono però sono sette. A quale delle sette vuoi che ti risponda? Forse è meglio che non ti risponda a nessuna, in fondo Voltaire diceva che bisogna essere dei grandi ignoranti per rispondere a tutto quello che ci viene chiesto, e io ci tengo ad essere gentile.

      • fdalbert Says:

        hehe….la domanda era “perché”. Con gli approfondimenti del caso. Ma non importa, non c’è bisogno che tu risponda. Mi basta quello che hai detto e prendo atto che sei gentile. Ti chiedo scusa per il disturbo.

  2. Sandro jr Says:

    Quante solitudini non viste. Quanti bisogni non compresi. Quanti dolori ignorati.
    Sandro


  3. questo brano, in qualche maniera, splendida e dolorosa, è collegato almeno a una decina delle mie ultime poesie. Mi fa pensare a tante cose, a come un sentire possa essere comune, a come ci si possa voler bene anche se non ci si è mai incontrati. Queste domande me le faccio ogni giorno e se scrivo è soltanto per comprendere, o per provarci.

    Ti abbraccio

    gianni

  4. libera Says:

    …come ci si possa voler bene anche se non ci si è mai incontrati….

    Ecco, scriva pure, poi però per comprendere il dolore di un altro, sappia che non bastano esercizi di bella scrittura più o meno riusciti. Per farlo bisogna sporcarsi le mani, affondare le dita nella carne aperta di un altro, condividerne gli stracci, aver letto l’abisso prima di descriverlo. Si chiama solidarietà o condivisione.


  5. Non mi piacciono i commenti fuori luogo qua sopra. Ci sono mille motivi per cui una persona rimane paralizzata davanti al dolore di uno sconosciuto. Vecchi ricordi, limiti, il non voler essere invadenti. Io so che io vado. Perché gestico meglio il dolore mio e quello altrui della gioia. Ecco davanti alla gioia non so cosa fare. Sarà esperienza.

  6. stalker Says:

    di fronte al dolore altrui è difficile dire cosa sarebbe giusto fare.
    probabilmente sarei scesa, mi sarei avvicinata, forse solo per rimanere immobile nell’inutilità di un gesto istintivo, come una statua di sale, paralizzata dall’impotenza di fronte a un pianto così intimo, come un’estranea che spia da una finestra.
    o forse una mano avrebbe toccato quella spalla, chissà.
    so solo che già vedere il dolore altrui è tanto.
    forse se due sguardi si fossero incontrati….chissà.

    vale


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