Perché si è ucciso David Foster Wallace?

Qualche giorno fa, parlando di David Foster Wallace, a un certo punto una persona, con aria contrita, mi fa: “Ma perché si è ucciso?”. Me lo domanda come se io avessi in serbo per lui la verità sul suicidio di uno dei più importanti scrittori degli ultimi vent’anni. “Immagino perché stava molto male” è l’unica cosa che riesco a ribattere. Nella mia risposta forse c’è la verità, forse no. In realtà avrei dovuto rispondergli invitandolo alla lettura di Una cosa divertente che non farò mai più, il più comico, stralunato, angoscioso, farsesco reportage letterario moderno, la cronaca umoristica di una settimana di crociera ai Caraibi, commissionata a Wallace dalla rivista Harper’s, in cui il genio di Ithaca, attraverso l’osservazione della fenomenologia dell’industria delle crociere extra-lusso, arriva a toccare il cuore marcio dell’America. Non ho letto tutto di Wallace, ma ho letto abbastanza, e forse tra le cose che ha scritto in vita non c’è niente, più di questo, in cui dietro le parole compare l’uomo DFW, l’uomo in carne e ossa e pensieri, al di là degli artifici, oltre le finzioni e le simulazioni letterarie. Un uomo, o forse sarebbe meglio dire un ragazzo, incuriosito dalle cose, a tratti inerme, si direbbe sprovveduto, che prova a tastare con mano le contraddittorie beatitudini dell’uomo contemporaneo (“Ho sentito il profumo che ha l’olio abbronzante quando è spalmato su oltre dieci tonnellate di carne umana bollente. Sono stato chiamato ‘Mister’ in tre diverse nazioni. Ho guardato cinquecento americani benestanti muoversi a scatti ballando l’Electric Slide”). Dunque perché si è ucciso David Foster Wallace? Non c’è una risposta e non può esserci. C’è questo libro però, che ognuno dovrebbe leggere, per capire che forse ad impiccarsi, prima di lui, è stata l’intera civiltà capitalistica occidentale.

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8 commenti
  1. dicksick ha detto:

    Io penso che dietro ogni scritto di Wallace ci sia qualcosa di suo, di lui come persona. Io credo che leggendo i suoi racconti, specialmente quello sulla depressione, ma anche alcune parti di “La scopa del sistema” o “Infinite Jest”, lui faccia capire un tratto della sua personalità, oscuro e sofferente. Ma non credo a tutti quei senni del poi di certi critici o scrittori che hanno scritto che, rileggendo i suoi romanzi, si capiva che stava così male da suicidarsi. E’ il senno del poi, quello, e quindi è facile e scontato.
    L’unica cosa che so è che la letteratura ha perso un grande pioniere, davvero. E sono curioso di leggere il suo romanzo incompiuto, con un po’ di attesa e di timore.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Sto anch’io in attesa di The Pale King, e condivido con te il timore, soprattutto perché qualcuno che non era DFW ci ha messo le mani per renderlo un qualcosa di compiuto. Per il resto, che dire? Forse, leggendolo, non si poteva prevedere che si sarebbe suicidato (in fondo è poi tanto importante che lo si prevedesse?), ma che stava male non ci voleva poi tanto a capirlo.

  2. Hai ragione, non c’è risposta, possiamo solo leggerlo e rileggerlo. Quel che so che uno scrittore come lui mancherà (proprio di questa mancanza e quella di altri due scrittori parlerò in uno dei prossimi 1500 fra un paio di settimane) molto.

    bel pezzo

    • Andrea Pomella ha detto:

      A me piace immaginare, per esempio, come avrebbe descritto, col suo senso del grottesco, lo sgombero di New York per l’arrivo dell’uragano (pardòn, tempesta tropicale) Irene.

  3. pessima ha detto:

    Sì, però è morto lui. La società occidentale non gode di buona salute, è vero, ma è ancora viva.

  4. Anifares ha detto:

    Si potrebbe leggere “Come diventare sè stessi” (che in inglese ha un titolo più bello) per capire o meglio avvicinarsi a comprendere come fosse il pensiero di DFW e come per lui vivere era molto difficile ed ancora più difficile farlo in questa società capitalistica, pop e occidentale. Credo che Infinte Jest sia l’unico libro contemporaneo che spiega la nostra società sia fondata sulle dipendenze di qualsiasi tipo e livello. E comunque anch’io amo molto il suo reportage sulle crociere, forse perchè anch’io non sopporto le crociere e in nave non riesco nemmeno a dormire.

  5. Si dice che nell’ultimo romanzo di Jeffrey Eugenides (amico di Wallace) uno dei personaggi principali, ovvero un ragazzo che soffre di una forte depressione, sia ispirato proprio a David Foster Wallace. Un personaggio molto complesso ed interessante, così come l’intero romanzo.

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