Devi stare bene

Nel giardinetto che spartisce il traffico della via c’è una panchina. Accanto alla panchina qualcuno ha piantato un ombrellone da mare. Così quest’estate i vecchi del quartiere hanno potuto sedere al fresco dell’ombrellone, leggendo il giornale o discutendo di tutto e di niente, mentre il bar e l’edicolante erano chiusi per ferie, e pure la chiesa sembrava chiusa per ferie. Ho visto la panchina con l’ombrellone ieri mattina, passando sul marciapiede, mentre andavo a lavoro. D’estate la Tv raccomanda alle persone anziane di rifugiarsi nei centri commerciali, grandi e gratuiti dispensatori di aria condizionata. Nel quartiere in cui lavoro ci sarebbe pure un centro commerciale, ma arrivarci a piedi è come attraversare il deserto a mezzogiorno. Così io mi meraviglio a contemplare l’ombrellone piantato in questa striscia di terra ricoperta di merda di cane, ha qualcosa di una Roma sparita, come quelli che prendevano il sole in riva al Tevere nelle estati degli anni Cinquanta e Sessanta. Stai bene, devi stare bene, vivere è questo dover stare bene. C’è chi ha la presunzione di trovare la felicità sotto le foglie di palma di un altro emisfero del mondo e chi si accontenta di uno spartitraffico in un quartiere scialbo e periferico di Roma. Io per un istante capisco cosa potrebbe e dovrebbe essere la vita vera ed è un crollo insostenibile, un’esplosione, un rimpianto.

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