Rovistare nei cassonetti

28 settembre 2011

La zingara è ferma in punta di piedi coi gomiti sul cassonetto, la sua faccia è una fronte bassa, un naso lungo con un bozzo in fondo, due occhi luccicanti e troppo vicini. È una donna sui sessanta, che la miseria ha ridotto a dimostrarne ottanta. Quando fruga nella spazzatura a lei non bada nessuno, i vecchi segregazionisti che abitano da queste parti si limitano a disprezzarla con uno sguardo. Ma lei sa che l’ignoranza è come la denutrizione. Oggi la zingara, tra gli scarti alimentari di questa strada di città, ha trovato un tesoro. Bisogna avvicinarsi a lei un po’ di più per comprenderne la natura. Perché da lontano, no, da lontano è la solita zingara che rimesta nella merda. Il tesoro consiste in una scatola di cartone in cui sono impilati una quantità vergognosa di libri. I libri sono favole per bambini rilegate con copertine rigide. Qualcuno li ha buttati nel cassonetto dell’indifferenziato, e questo è un fatto. Le ragioni possono essere varie e non tutte giudicabili. Ad ogni modo la zingara si è fermata a leggere, e adesso è lì con la testa nel cassonetto e un libro di favole aperto per metà. Legge a voce alta, a stento, come i bambini, la sua bocca senza denti farfuglia, inspira, sorride. La storia che legge la ghermisce temporaneamente da questo mondo, spegne il tanfo nauseante dei rifiuti, la libera per un minuto dall’odio della gente. La fronte bozzoluta le luccica di sudore. Non c’è altro modo di immaginare la grazia.

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7 Risposte to “Rovistare nei cassonetti”

  1. anna salvini Says:

    grazie, mi ha toccato nel profondo questo tuo racconto di vita

    Anna

  2. ecatmel Says:

    la grazia di saper raccontare… la tua
    bellissima storia, adoro le favole e le zingare, hanno sempre qualcosa da dire se si ha voglia di ascoltare…


  3. mi hai fatto venire in mente questa mia vecchia poesia, credo abbia quattro/cinque anni. mi hai fatto di nuovo pensare che spesso guardiamo con gli stessi occhi. grazie

    ZONA LAMPUGNANO, MATTINA PRESTO

    Rovistano le mani dentro i cassonetti
    cercando scarti e avanzi di altri mondi
    scrutano nella sporcizia gli occhi piccoli

    le rughe deflagrate sulla fronte
    unghie e anime macchiate
    e sorrisi depositati altrove
    l’odore di pane sfornato mille anni fa.

  4. Sonia Maioli Says:

    Molte di queste storie…il pane avanzato che il fornaio getta nel cassonetto a fine giornata.
    Molte persone, zingari e no, attingono educatamente, quando il sacco è finalmente vuoto, viene gettato nel cassonetto. Grazie per questo bel quadro!


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