Il valore degli occhi

3 ottobre 2011

La notizia dell’uomo che si è strappato gli occhi in una chiesa di Viareggio mi ha tolto il sonno. Il valore degli occhi nella civiltà occidentale è tale che il gesto assume un significato che oltrepassa, per senso, il suicidio. Tralasciando le ovvie interpretazione che danno alla follia la responsabilità dell’atto, la verità più profonda e incisiva di questa notizia sta nella rivolta alla legge morale, al corpo, alla società (l’uomo è laureato, conosce cinque lingue e non ha mai lavorato) e alla ricerca universale di Dio. In questo c’entra la follia, certo. Come folle era Mizoguchi, il monaco buddista balbuziente che incendia uno dei santuari più belli di Kyōto ne Il padiglione d’oro di Mishima, poiché l’ossessione per la bellezza si accompagnava in lui agli enormi sforzi per distruggerla. La rivolta è di per sé un atto folle, poiché sommuove e turba. Non è un caso che i giornali si siano affrettati a riportare la dichiarazione del medico del pronto soccorso che ha prestato all’uomo le prime cure: “Occorre una forza sovrumana per fare una cosa del genere”. La società attuale ha bisogno di medici che certifichino l’insurrezione con un referto, che dichiarino una cosa ovvia (anche se il medico non ci dice a quale genere di forza abbia attinto l’uomo, forza fisica, metafisica o simbolica). Tuttavia la scienza non potrà mai spiegare certi attributi umani speciali, come non potrà mai spiegare il ricorso a metodi inauditi per porre fine al dolore (o per procurarsene di nuovo). Camus sosteneva che “l’uomo è l’unica creatura che rifiuti di essere quello che è”. A tal proposito riprendo le parole rilasciate alla stampa dalla madre dell’uomo di Viareggio: “Eravamo già stati nella chiesa della nostra parrocchia, San Paolino, dove abbiamo fatto anche la comunione. Poi siamo tornati a casa. Mio figlio però mi ha chiesto di voler andare a visitare la chiesa di Sant’Andrea perché non ci era mai stato. Ho deciso di accompagnarlo, ci siamo andati insieme, abbiamo preso la messa anche lì. Eravamo seduti con le altre persone. A un certo punto si è tolto gli occhi”. Questo è l’incipit perfetto di un romanzo sulla fine dell’uomo contemporaneo.

Annunci

3 Risposte to “Il valore degli occhi”

  1. pier Says:

    seguo spesso il tuo blog anche se non commento praticamente mai (mi sembra solo una volta in passato); l’episodio ha colpito molto anche me (anzi, turbato), come penso colpisca qualsiasi persona per la violenza, non solo fisica, dell’atto. a mio parere però in questo caso eccedi in contestualizzazione: ossia, i riferimenti all’uomo contemporaneo, al valore/significato della follia e degli atti di follia (valore che le attribuiamo noi “sani”, non il folle), al sotteso relativamente alla frase del dottore: secondo me l’episodio va preso in se stesso, come un gesto estremamente individuale, intimo, che poco ha a che vedere con il tempo e lo spazio, e che ha un significato molto più semplice di quello che pensiamo: è “solo” un atto di follia, senza interpretazioni sociologiche: probabile l’avrebbe fatto anche in altri contesti, nella malattia mentale conta più il mondo interno alla stessa mente di quello esterno. la frase del dottore io la interpreto esclusivamente col suo significato letterale, senza altri (tu parli di certificazione dell’insurrezione col referto) sottintesi: a mio parere in eventi del genere, l’interpretazione semplice è quella più adatta: un atto frutto di malattia mentale, senza sottesi, e che potrebbe accadere anche tra cent’anni come probabilmente sarà successo anche nel passato, recente o meno.

    • Andrea Pomella Says:

      No, Pier, non intendo dare un’interpretazione sociologica del gesto, ma sottolinearne il valore secondo me simbolico. Sono due cose diverse. Il cavarsi gli occhi come simbolo di una rivolta (la rivolta stessa è una forma di impazzimento). Magari è un’interpretazione al limite, me ne rendo conto, ma tant’è.

      • pier Says:

        c’è stata una piccola sfasatura di comprensione, ma ci siamo capiti. io tendo a dare un’interpretazione più “volgare” e diretta di questo caso, ma giustamente ognuno la recepisce diversamente. idealmente capisco il valore simbolico che comunichi; il fatto è che io lo vedo “solo” come atto di una malattia e, oltre anche la malattia, di disperazione individuale. comunque noi stiamo qua a discutere, com’è giusto che sia, ma non sapremo mai da dove è nata questa disperazione, e si ha solo tristezza.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: