Chi di voi deve essere smontato?

13 ottobre 2011

Il palazzo osceno dell’ospedale, una gigantografia ricurva che solitamente spicca nel vuoto cielo della periferia di Roma, stamattina è coperto dalla nebbia. La nebbia è così fitta che non riconosco neppure la strada. Eppure sono passato da qui appena ventiquattr’ore fa, mi hanno montato addosso questo dispositivo che serve a monitorare la pressione del sangue, un apparecchio che assomiglia a un reperto da archeologia industriale. Ho addosso questi cavi di gomma dura che mi strisciano sul petto e dietro le spalle, e che terminano in una sacca che porto a tracolla. Nella sacca c’è lo strumento vero e proprio, una specie di walkie talkie che ascolta il mio flusso sanguigno; chissà che c’è di interessante in quelle piccole raffiche del sangue. Ogni quarto d’ora il dispositivo emette un doppio bip e dopo un secondo sento gonfiarsi e stringere la fascia che porto legata al bicipite sinistro. E quindi da ieri cammino per la strada come se avessi pani d’esplosivo e un timer nascosti nella camicia, e non è esattamente una bella sensazione. La notte scorsa, appena prendevo sonno, subito sentivo questa morsa al braccio, come se accadesse qualcosa di inaspettato, come se uno sconosciuto mi afferrasse all’improvviso nel buio. E adesso che siamo tutti qui riuniti davanti alla porta numero 30 dell’ospedale, in cinque, metà uomini e metà macchine, che allo scoccare del quarto d’ora emettiamo all’unisono il sinistro bip e il conseguente sbuffo prolungato del pompaggio dell’aria, adesso lottiamo per assicurarci un turno di precedenza, come si è soliti fare durante le attese per una visita in ospedale, tendiamo il collo verso l’infermiera che si affaccia da uno spiraglio della porta, e dietro i suoi occhiali da vista appoggiati su un tappeto di deliziose lentiggini domanda profetica: “Chi di voi deve essere smontato?”.

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2 Risposte to “Chi di voi deve essere smontato?”

  1. libera Says:

    “Chi di voi deve essere smontato?”

    Verrebbe da dire con Moretti “Ma come parlaaa!!”
    E non è una battuta, dietro certi modi di esprimersi, specialmente in campo medico, si percepisce la superficialità, la disattenzione, l’indifferenza di una società in cui l’individuo conta sempre meno. A volte penso che ci vorranno decenni per bonificare l’imbarbarimento in cui siamo piombati. Non sarebbe male cominciare proprio dal linguaggio.

    • Andrea Pomella Says:

      E’ vero, il linguaggio è imbarbarito. Anni fa in un ospedale mi capitò di incontrare una donna che doveva praticare un’interruzione di gravidanza. L’avevano messa in una stanza nel reparto maternità, tra le partorienti. Le infermiere per indicarla la chiamavano “l’aborto”.


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