Ma siete sicuri che l’avete letto Carver?

17 ottobre 2011

Va bene, lo confesso. Io Carver fino a qualche giorno fa non lo avevo letto. Una raccolta intera, intendo. Qualche racconto preso qua e là, sì, certo, mi era capitato di leggerlo, ma niente di strutturale, solo letture episodiche, senza approfondimento. E così venerdì in libreria ho preso Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (Minimun Fax). Ora, so che molti, facendo un’ammissione del genere, si sentirebbero come se stessero confessando pubblicamente di essere arrivati vergini a quarant’anni. Ma io no, non mi sento così. Semplicemente penso che a certi autori ci si debba arrivare con un percorso coerente, che sia più o meno lungo. Carver, lo sappiamo, non è stato solo un maestro della nuova letteratura americana nonché il principale rinnovatore della narrativa breve. Da vent’anni a questa parte non c’è stato un solo scrittore sotto i quaranta che non si sia dichiarato allievo, discepolo, seguace, praticante della religione letteraria di cui Carver, suo malgrado, è stato profeta. Questo, detto fra noi, è uno dei motivi indiretti per cui mi sono tenuto alla larga dai suoi libri. Colpa, insomma, di una certa mia avversione alle idee generali, massificanti. Però è bene che alla mia veneranda età io abbia finalmente deciso di colmare questa lacuna che ormai pesava come un macigno sulle mie conoscenze della letteratura americana. Ed è stato un bene, perché ho fatto una scoperta. Non parlo della bellezza indiscussa dei suo racconti, né della sua maestria nel praticare uno degli autentici segreti della grande letteratura, ossia l’omissione. La meraviglia che ho provato consiste nell’aver scoperto che in tutti quegli allievi-discepoli-seguaci-praticanti sempre pronti a osannare il maestro Raymond, non ce n’è uno la cui scrittura conservi tracce della lezione di Carver. La poetica delle cose lievi che raccontano cose più grandi, infatti, sembra non appartenere alla letteratura di oggi, così tentacolare, oppressiva, sempre alla ricerca di effetti speciali. La domanda che mi sono fatto è allora la seguente: ma siete sicuri che l’avete letto Carver?

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9 Risposte to “Ma siete sicuri che l’avete letto Carver?”


  1. Sì, confesso d’averlo letto e riletto. Il processo di omissione che faceva Carver era sempre bilanciato da una perfetta tecnica descrittiva grazie alla quale tu capivi di un personaggio quasi tutto soltanto a leggerlo mentre lavava le tazze della colazione oppure nel modo in cui attaccava la giacca all’attaccapanni. Minimalista è restrittivo. Così come è vero che con i tagli di Lish alcuni racconti di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” divennero splendidi, altri (lo si capisce dopo aver letto Principianti) lo erano già. Quei tagli e il successo permisero, però, a Carver di presentarsi a Lish con “Cattedrale” il suo successivo e più bel libro e dirgli più o meno: Se tocchi una sola virgola ti uccido. Lish non osò. Io la lezione di Carver cerco di tenerla a mente, lezione che è sì del sottrarre ma è soprattutto dell’attenzione, della precisione. “Carver non era un minimalista, era un artista” (DFW).

    • Andrea Pomella Says:

      Esatto Gianni, Carver è uno che ti guida all’uso dell’immaginazione, non ha bisogno di stupire, di spiegare, di calcare la mano.


  2. Andrea, sei, come sempre, un grande! La massificazione di certe idee di letteratura mette i brividi anche a me e il caro Raymond l’ho letto circa un decennio fa, ma solo una raccolta di suoi racconti “Se hai bisogno chiama” (sempre Minimum Fax). Tanto che io oso dire pure che il compianto maestro americano a me non manca affatto, ma di questo sicuramente non frega a nessuno. Però vi voglio dire il perchè di questa assenza di mancanza: Carver ti spacca lo stomaco senza che tu te ne accorga; riesce a scolpirti dentro la solitudine e la miseria etica e economica di un’america colma di hotel di terz’ordine e di vite lasciate vivere, solo per caso.
    in realtà, quindi, non mi manca perchè è troppo forte per me affrontare tutta quella verità, tutto quel dolore, tutto quel nulla. Tutta quella mancanza di cui lui stesso, attraverso il trucco letterario dell’omissione, come dici te Andrea, ci fa il culo a strisce a tutti, lettori e scrittori.
    ciao, Elena.

    • Andrea Pomella Says:

      Elena Elena, quant’è vero quello che dici. C’è appunto anche questo di sorprendente, che gli emuli di Carver si ostinano a mettere in mostra l’orrido, ostentandolo in modo quasi pornografico, mentre lui lo sussurrava, l’orrido, quella cose che, come dici tu, ti spaccano lo stomaco senza che tu te ne accorga. Ciao cara, che bel commento il tuo.

  3. pier Says:

    sì, senza lish carver non sarebbe diventato quello che è ora. basta leggere anche il libro uscito da poco, di cui ha parlato benedetta centovalli, coi racconti pre-lish e post-lish: cosa di cui si lamenta anche tess gallagher, dimenticando che senza lish probabilmente carver non sarebbe tra i nostri scaffali. per cui per me sarebbe corretto chiedersi se abbiamo letto “carver & lish”.

  4. marco Says:

    Anch’io ho delle confessioni da fare: avevo letto un po’ di petrarchisti e odiavo Petrarca , ma non l’avevo letto, quando l’ho fatto mi è piaciuto un bel po’. Poi ho fatto un corso di scrittura tenuto da un carveriano e frequentato da carveriani e ho odiato Carver, poi ho letto Carver( stesso libro, Andrea) e non me lo sono mai dimenticato.


  5. Appena sono entrato alla Holden, due anni fa, mi hanno fatto capire che “o Carver o muerte”. Nemmeno io lo conoscevo, prima di allora, perciò gli ho risposto “o Tom Waits o muerte” e – come controparola d’ordine – ha funzionato abbastanza bene. Di lì in poi ho capito che C. ha fornito alla letteratura dei nostri giorni un modo “orizzontale” di raccontare, libero dalla presunzione dei punti di vista dello “scrittore omniscente” e piuttosto orientato al punto di vista degli “ultimi”. Oggi, dopo due anni, mi capita ogni tanto di rileggere “Perchè non ballate?” e come sempre sento rumore di neuroni che sferragliano e odore di ferodo mentale. Allora metto su “Christmas Card From A Hooker In Minneapolis” e mi tranquillizzo un pò. Complimenti per il tuo blog. 🙂

    • Andrea Pomella Says:

      Sì, immaginavo che in posti come la Holden si pratichi il metodo “o Carver o muerte”. E’ uno dei motivi per cui mi sono ostinato a non leggere Carver. A ogni modo, “Perché non ballate?” è una folgorazione, in assoluto il migliore, secondo me, di quella raccolta. Quanto a Waits, che dire, mi frego le mani da due giorni in attesa di portare a casa “Bad as me”. Ciao e grazie.


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