È lecito augurarsi la morte di un dittatore? (2)

21 ottobre 2011

Otto mesi fa, era febbraio, provai a sottopormi un dilemma morale: è lecito augurarsi la morte di un dittatore? Al dilemma per molto tempo non sono riuscito a dare risposta. Ieri, guardando le immagini provenienti da Sirte, i video e le foto dell’esecuzione di Gheddafi, la fine di quarant’anni di storia di una nazione rappresentata dallo sfacelo di un corpo sottoposto a violenza, e che passa, come esige la contemporaneità, attraverso l’obiettivo sfocato di un cellulare, io credo di aver sciolto definitivamente il mio dilemma. Al di là delle considerazioni politiche, credo che ieri il popolo libico non abbia avuto giustizia, credo che gli anni di oppressione, i massacri perpetrati dalla tirannia del raìs, non siano stati scontati con un colpo di pistola sparato alla tempia, credo che il ricambio dell’offesa non ristabilisca l’equità, non chiuda i conti, ma li restituisca piuttosto a un universo in sospensione con il quale gli storici dovranno fare i conti per anni. E credo, soprattutto, che la morte di un dittatore dia respiro a chi è stato complice, a chi ha intrattenuto relazioni pericolose, a chi ha fatto affari d’oro, occasioni, business, a chi ieri, per scacciare forse un disagio presciente, ha chiosato in latino, tirando in ballo le illusioni della gloria del mondo. Ecco, non è mai lecito augurarsi la morte di un uomo, neppure se esso appartiene a una razza sanguinaria, neppure se è stato il volgare e feroce aguzzino di un popolo. Ci sono i tribunali internazionali, ci sono i processi, c’è una giustizia delle leggi terrene. E sono cose che non hanno nulla a che fare con questa pietà che oggi, nostro malgrado, siamo costretti a provare di fronte a quelle immagini, per sentirci ancora uomini.

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5 Risposte to “È lecito augurarsi la morte di un dittatore? (2)”

  1. Nerina Says:

    Io credo che il rispetto della vita fondi ogni idea di democrazia. Senza di esso, le stesse tensioni al diritto, all’equità, al rispetto, sarebbero insensate e persino inutili. Quando si assiste,ed è oramai spettacolo usuale, al disprezzo per un corpo, al disprezzo finanche per l’idea stessa di morte (resa cieca e insensata e compensatoria), noi forse non abbiamo più alcun riparo. Costruiamo sull’ira, e sulla negazione. e quindi, costruiamo cosa?

  2. Angelo_M Says:

    In effetti è proprio per non far calare la scure della giustizia anche sui complici del Raìs, che in 40 anni non ha certamente potuto fare tutto da solo, che la sua bocca è stata chiusa per sempre.
    Scioccamente. Perché sarà più difficile per il popolo libico districarsi dal sudiciume umano che continuerà a restare a piede libero e, come in genere accade, da provetto trasformista diventerà magari persino paladino degli “anti”, nulla cambiando nella sostanza i vecchi metodi di agire.


  3. perfettamente d’accordo con te, ne parlavo proprio ieri sera prima di leggere un testo sulla guerra in Libia. grazie

  4. Bernardo Soares Says:

    la pietà (che abbiamo provato) e la ferocia (con cui si è fatta violenza) abitano lo stesso domino, lo stesso abisso cieco, dove non c’è misura, regola, giustizia, sé, né differenza tra distruggere e costruire…

  5. fausta68 Says:

    sono profondamente d’accordo!


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