Appena fuori respirano forte

2 novembre 2011

Siamo tutti seduti su una fila di sedie d’alluminio, ma è come se fossimo seduti su qualcosa di vivo. C’è chi aspetta da ore, qualcuno legge tristi free-press, qualcun altro guarda la Tv senza sonoro. Uomini in camice bianco passano lungo il corridoio ignorando anche i casi più gravi. C’è una ragazza, per esempio; appena è arrivata l’hanno messa su una sedia a rotelle, lei non la smette di contorcersi dal dolore, ha le braccia conserte in grembo, un paio di volte si è alzata di scatto per correre in bagno a vomitare. Quando è uscita dal bagno è tornata a raggomitolarsi sulla sedia a rotelle. C’è il ragazzo tatuato che si lecca i denti e inveisce con lo sguardo da pazzo contro un uomo della vigilanza, pretende di entrare per primo, anche se il suo è un codice bianco. E c’è la signora pazza che non fa altro che trascinarsi da una persona all’altra spingendo su un paio di stampelle, raccontando la storia di come si è rotta il femore per salvare un gattino che stava per essere investito. I medici passano, assumendo la classica aria da medici. Non è tanto l’assenza in loro di alcun segno di partecipazione emotiva, è la totale alienazione con cui vivono in mezzo a questo campione di umanità in attesa. In un certo senso è quasi affascinante notare il modo in cui trattano le varie patologie con tanta nonchalance. Guardo quelli che escono da qui con le loro gambe, rassicurati. Appena fuori respirano forte. Respirano questa libertà, che è quasi palpabile nell’aria dolce della sera.

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8 Risposte to “Appena fuori respirano forte”

  1. Sandro jr Says:

    Sono uscito dopo quattro giorni con un occhio bendato e l’altro imbottito di ombre. E’ vero, ho respirato forte: l’aria porta un messaggio di libertà che non ha bisogno della vista per essere letto.
    Sandro

  2. Sandro jr Says:

    Va sempre meglio, grazie. Quando scrivesti “Il valore degli occhi” fu il titolo a colpirmi: era come se mi suggerissi la traccia per un tema da svolgere.

  3. libera Says:

    Mio figlio e sua moglie sono anestesisti, quando li sento parlare tra loro del lavoro rimango sempre stupita : mai un’inflessione emotiva nella loro voce, mai un cedimento, anche la morte nei loro discorsi diventa motivo di lunghi elenchi di farmaci, manovre, metodiche e protocolli, dietro ai quali, comunque sia, io percepisco tutto lo sgomento di due esseri umani difronte alla fine della vita di un loro simile.

  4. Ornella Says:

    Ho vissuto in prima persona lunghi periodi in vari ospedali, adesso anche quando e’ necessario un controllo o succede di dovere fare visita a qualcuno vivo momenti di claustrofobica presenza….e respiro profondamente quando mi ritrovo fuori!


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