L’allegoria del cavolo

4 novembre 2011

Ho aperto il frigo alle sei del mattino e c’era dentro una testa di cavolfiore, per un momento ho pensato che fosse un cervello bianco. L’associazione di idee è stata repentina, il pomeriggio del giorno prima avevo letto la prefazione a Il re pallido di David Foster Wallace, in cui l’editor Michael Pietsch dice in sostanza che, mettere le mani nel materiale caotico ritrovato nella cantina-rifugio in cui DFW scriveva, è stato un po’ come assistere in diretta ai meccanismi di funzionamento del suo cervello. Da qui (ulteriore collegamento) ho immaginato che in fondo la letteratura non è altro che questo: ficcare il naso nel cervello di qualcun altro, scoprirne le comunicazioni sinaptiche, smascherarne gli automatismi. Perciò, ho concluso, spalancare il frigo alle sei del mattino e ritrovarsi al cospetto di una testa bianca di cavolfiore è un po’ come fare l’allegoria di quell’atto straordinario che è la lettura di un romanzo.

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