In un centro commerciale tutti comprano se stessi

Sabato mattina ho fatto un giro nel centro commerciale. Non ho comprato niente, a parte tre paia di calzini e un deodorante da auto. Per il resto ho osservato le persone. Ho capito una cosa, in un centro commerciale tutti comprano se stessi. Non quello che vorrebbero essere, né quello che sono stati. Cercano nelle vetrine esattamente quello che sono adesso. Senza alcuna emozione da shopping compulsivo, ma con un’intensa calma, mi sono aggirato tra le navate del centro commerciale. Uso il termine “navate” non casualmente, penso infatti che il genere di relazioni che intercorrono tra le persone che si incontrano in questi luoghi non differisca di molto dai rapporti fra la gente che si vedevano un tempo nelle chiese. In questi santuari della contemporaneità tutto è calcolato con precisione, il numero di decibel, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazioni, e soprattutto l’esibizione di se stessi nella forma più convenzionale del tempo presente. Insomma, uscire di casa per andare al centro commerciale non è la stessa cosa che andare a cena fuori o fare una passeggiata al parco. Al centro commerciale ci si va nella versione-campione di se stessi. Non ci si imbellisce più del necessario, non ci si maschera. Si dice “ecco, questo sono io, e sono venuto qui esattamente per replicare me stesso all’infinito”. In un ipermercato (c’è sempre un ipermercato all’interno del centro commerciale) mi sono incantato a fissare un ammasso di uomini di mezza età che si azzuffavano per accaparrarsi il pigiama con il logo della loro squadra di calcio preferita; lo vendevano a metà prezzo, in nome di chissà quale promozione. Ho provato un profondo senso di spossatezza. Dopo di che sono tornato a casa, e là sono rimasto per tutta la domenica.

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7 commenti
  1. Stefania ha detto:

    Non ti sfiora proprio l’ipotesi che qualcuno a sua volta osservi te?
    Trasudi autocompiacimento.
    Peccato.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Oh sì che mi sfiora. Quanto all’autocompiacimento, ho scritto che ho comprato tre paia di calzini, in effetti c’è da compiacersene.

    • Gabriele ha detto:

      Si trasuda un malcelato autocompiacimento a biasimare il supposto trasudato autocompiacimento altrui.
      Peccato.

  2. iraida2 ha detto:

    Perfetto identikit dell’homo consumator che, in fin dei conti, consuma se stesso.
    Buona giornata.

  3. inassenzadimetri ha detto:

    bravo, bravo.

  4. Anna B. ha detto:

    Nei centri commerciali ognuno potrebbe essere chiunque altro, si va lì per sopravvivere, per cercare calzini e deodoranti o per far passare qualche ora svogliata mimetizzandosi nella folla.
    Per poi (magari!) uscire con più voglia di fare qualcosa che ci distingua, che ci faccia sentire noi stessi e non uno dei tanti.

  5. Elisa ha detto:

    Sai io prima avevo un senso critico e distaccato quando mi capitava di andarci..nel senso che sempre il pensiero mi partiva per la tangente a guardare visi, immaginare storie, compiacermi o maledirmi nel paragonarmi..ora vi transito per il solo utilizzo del mezzo. Vado compro ciò che mi occorre e raramente “guardo”, al massimo vedo..per non inciampare.
    Forse è preoccupante perchè sono stata fagocitata o forse è solo autodifesa..chissà..

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