Morire d’oblio in un supermercato

28 febbraio 2012

Un uomo si aggira nel supermercato di un centro commerciale francese, afferra una lattina di birra, la stappa e se la beve. Mezz’ora più tardi l’uomo è morto, pestato da quattro vigilanti in cerca di emozioni forti o di un capro espiatorio su cui sfogare le proprie frustrazioni. È la trama di Storia di un oblio di Laurent Mauvignier pubblicato da Feltrinelli. Un racconto di sessanta pagine, o sarebbe meglio dire una frase di sessanta pagine (il racconto infatti è scritto senza mai approdare a un punto, senza mai andare a capo, come se fosse un lungo tapis roulant su cui scorre il cadavere martoriato di quest’uomo ammazzato per niente). Una frase che non ha inizio – la prima lettera che apre l’incipit è una minuscola – né fine – l’ultimo segno sulla pagina non è un punto, ma un trattino. L’oblio di cui si parla è lo stato di abbandono del pensiero e della ragione che coglie i quattro addetti alla sicurezza, un abisso così insulso da risultare ripugnante. Da un fatto vero di cronaca accaduto a Lione nel 2009, Mauvignier, autore tra i più importanti della scena letteraria francese, trae un monologo di rara forza e indignazione, un assolo a tratti commosso a tratti rabbioso sull’assurdità della violenza e sul vuoto che strangola le vite di certi uomini ordinari.

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