Tabucchi e gli ignoranti

Di Tabucchi ho amato in particolare un racconto contenuto nella raccolta Il tempo invecchia in fretta. Il racconto si intitola Nuvole, ed è il colloquio tra la ragazzina Isabel e un ufficiale italiano reduce dalla missione in Kosovo dove ha subito l’esposizione alle radiazioni dell’uranio impoverito. L’ufficiale insegna a Isabel la nefelomanzia, una pratica divinatoria con cui si prevede il futuro osservando la forma delle nuvole. Avevo difficoltà a includere Tabucchi fra gli scrittori italiani. Quando c’era da fare una lista dei migliori fra i nostri, Tabucchi mi passava sempre di mente. Non perché non fosse annoverabile tra i migliori, ma perché faticavo a pensarlo come scrittore italiano. Va da sé che la sua militanza portoghese ha avuto la sua parte in questa specie di de-italianizzazione con cui il mio cervello ha messo fuori catalogo lo scrittore di Sostiene Pereira. Ma non è solo questo. È la materia della sua letteratura a essere, per certi versi, estranea alle tendenze della narrativa italiana contemporanea. La scrittura di Tabucchi non è fuori dal tempo, è sopra il tempo, incede con grazia e lievità, proprio come la forma di quelle nuvole fra le quali si rintana il futuro. Bene ha fatto Tabucchi a scegliere il Portogallo come paese d’adozione se è vero che oggi Il Giornale – voce italiana, italianissima, triviale e sciacallante come solo certi modi italiani sanno essere – gli dedica una finestra in prima pagina in cui gli dà del “talento fazioso” e del “falso mito”. Una riserva di bile versata a giochi fatti, com’è consuetudine degli ignoranti. Ma gli ignoranti non sanno che Tabucchi la sua replica l’aveva già scritta. La si trova in Tristano muore, e dice così: “Un inglese che come te scriveva libri disse che siamo tutti in una fogna ma che alcuni di noi guardano le stelle, e forse Tristano aveva voglia di guardare le stelle perché il suo paese era proprio una fogna”.

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4 commenti
  1. ginodicostanzo ha detto:

    Patetici e ridicoli servi, pure vigliacchi nel colpire una persona che non può più difendersi. La fogna è il loro ambiente naturale…
    Tabucchi era un grande, una persona onesta con cui non sono sempre stato d’accordo, ma aveva il coraggio delle sue opinioni e attenzione per gli ultimi del mondo. Un fine intellettuale, un sincero democratico.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Fino a qualche anno fa nessuno avrebbe mai avuto il cattivo gusto di attaccare uno scrittore il giorno dopo la sua morte, la decenza vuole che ci si ponga alla giusta distanza. La decenza, appunto.

  2. Ho amato i suoi primi libri e ne ho sempre ammirato il rigore e la coerenza.Mi dispiace veramente e mi amareggio a leggere le bassezze prodotte dai servi che non conoscono il civile e umano atteggiamento del rispetto.Stamattina mentre andavo al lavoro ascoltavo Prima pagina di radiotre e un ascoltatore di Vecchiano, ricordando tra le lacrime Tabucchi, ha citato le prime parole che pronunciò ad una conferenza sulla letteratura: “Il mio paese è la lingua che abito”.
    Chissà con quanta amarezza avrà assistito alla volgarità, alle vergogne che questo Paese ha saputo produrre negli ultimi anni.
    Ricordo ancora la copertina di Libero all’indomani della morte di Saramago: “Un altro professorone ha tirato le cuoia!”.
    Ecco questa è l’Italia.

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