L’economia del mondo è per metà illegale. Appunti su “Resistere non serve a niente” di Walter Siti

29 maggio 2012

“L’economia del mondo è per metà illegale”. Ho isolato questa frase in una delle ultime pagine di Resistere non serve a niente di Walter Siti (Rizzoli). Non è una frase epocale, a ben vedere comporta una verità risaputa, nella fitta densità di questo romanzo iper contemporaneo ce ne sono a bizzeffe di migliori, di asserzioni tonanti, di passaggi memorabili. E però è questa la frase sulla quale mi sono incagliato, questa la frase intorno alla quale ho costruito tutta la mia riflessione sul romanzo di Siti, l’idea che tutte le nostre sicurezze date dal denaro, il possesso di oggetti, il benessere, l’agiatezza che tentiamo di garantire alle nostre famiglie, si fondi al cinquanta per cento su criminalità e malaffare, è deformante. Quest’opera l’hanno definita in tanti modi, una per tutte: “Il romanzo definitivo sul collasso finanziario e morale dell’Occidente”. Premesso che nessun romanzo può dire qualcosa di definitivo su un qualsiasi argomento, dico innanzitutto che l’ho trovato un romanzo imperfetto. Niente di strano, così come nessun romanzo può dire qualcosa di definitivo su un qualsiasi argomento, allo stesso modo nessun romanzo può definirsi, a rigore, perfetto. Un gran pezzo di bravura, ecco, questo sì, questo si può dire. Non so quanti scrittori italiani oggi sarebbero capaci di maneggiare con tanta disinvoltura una materia fredda e scivolosa come l’economia e la finanza creativa, al punto da farne metafora della solitudine e dell’inadeguatezza dell’uomo dinanzi alle immani leve che muovono il mondo. Bene. Allora cos’è che non mi è piaciuto? La lingua, forse, troppo compiaciuta di se stessa, la ricerca dell’effetto in ogni frase che a lungo andare stende una melassa corrosiva, uno sciroppo che finisce per adombrare il senso profondo del romanzo. Per il resto è un’opera importante, questo è sicuro, un libro di cui si parlerà a lungo, anche negli anni a venire, a dispetto di quella che sarà la via d’uscita dalla crisi odierna, catastrofe o redenzione che sia.

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