“Solo i poveri conoscono il significato della vita”. Stefania di Leo su Lettera43

30 giugno 2012

Charles Bukowski diceva che «solo i poveri conoscono il significato della vita, chi ha soldi e sicurezza può solo tirare a indovinare». In questi tempi difficili non sono pochi quelli che ancora possono permettersi di tirare a indovinare. Gli altri, invece, devono confrontarsi con il sogno infranto di poter essere felice grazie al denaro e al consumo, e accettare le ristrettezze economiche della vita di tutti i giorni. Questa condizione di povertà diffusa sta ispirando anche la produzione editoriale, fino a diventare un vero e proprio trend letterario. Quattro editori, Laurana, Avagliano, Penguin e Nottetempo hanno pubblicato e riproposto altrettanti libri che cercano di offrire una risposta di adattamento alla mutata situazione economica.

DECALOGO PER NUOVI POVERI. Andrea Pomella, giornalista e scrittore, ha individuato 10 modi per imparare a essere poveri ma felici e ne ha fatto un libro (144 pagine, 11,90 euro, Laurana). Per una generazione abituata a non aggiustare più niente, a non conoscere l’aspetto degli abiti consumati e l’arte del riutilizzo degli avanzi, il primo passo è rifarsi una cultura della povertà. Questo non significa comprare libri (anche perché potrebbero mancare le risorse per farlo) o documentarsi: significa sedersi e pensare a cosa si è perso, diventando meno abbienti. Ma anche a cosa si è acquistato: la fine della dipendenza dagli oggetti, dalle cose materiali che il benessere economico finisce per garantire.

Secondo Pomella, si può avere ora l’opportunità di tornare a essere liberi, riconquistando il senso vero del possesso materiale. Uno step consigliato dall’autore nel percorso è particolarmente significativo: «Nessuno lontano dalla verità può dirsi felice», e la verità è che non ci sono oggetti che possono rendere felici.

PER UNA DECRESCITA FELICE. «Si è molto parlato di decrescita felice, una categoria che interessa più il mondo dell’impresa», dice Gabriele Dadati della casa editrice Laurana, che spiega come lo staff è arrivato alla scelta di questo decalogo per nuovi poveri. «Poco invece si è ragionato su come ognuno di noi potesse avere accesso alla felicità in tempo di crisi. Ci siamo chiesti “Se è passata l’idea che il benessere economico rende felici, quando questo viene meno come ce la caviamo? Quali sono i presupposti culturali e spirituali per raggiungere un altro tipo di felicità?” Il libro di Andrea Pomella secondo noi risponde a queste domande».

STEFANIA DI LEO

Qui l’articolo originale

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