Bambini-Qualcosa

29 agosto 2012

In Giappone hanno costruito un bambino meccanico che riproduce le espressioni del viso di un pargolo di due anni. Si chiama Affetto, e dicono serva a studiare il meccanismo psicologico che crea negli adulti il senso di accudimento verso un bambino. Allora mi sono chiesto: perché bisogna costruire un bambino meccanico che faccia la parte di un bambino vero per capire cosa succede nella psiche di un adulto (anch’esso vero)? Al posto di un bambino robot non avrebbero fatto prima a prendere un bambino bambino? Non so se questa sia una domanda particolarmente intelligente, fatto sta che mi è venuta in mente una raccolta di poesie scritte da Tim Burton e pubblicate in Italia da Einaudi qualche anno fa con la traduzione (in verità piuttosto invasiva) di Nico Orengo. La raccolta si intitolava Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie, e c’erano personaggi come il Bambino con i chiodi negli occhi che pianta un alberello d’alluminio che poi cresce di sbieco “perché lui era cieco”, c’erano il Bimbo Formaggio e la Bambina Spazzatura, c’era Jimmy l’orrendo Bambino Pinguino e tanti altri Bambini-Qualcosa. Ecco, non ci sarebbe stato male, in quella raccolta, il Bambino Robot che insegnava agli adulti perché si vuol bene a un Bambino Bambino.

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3 Risposte to “Bambini-Qualcosa”

  1. gianni montieri Says:

    uh, non avevo letta sta notizia. Perplesso.

    (bello il vestito nuovo)


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