Sul lettore modello o sulla schizofrenia

30 agosto 2012

Il lettore modello – cioè l’individuo immaginario a cui un autore si rivolge mentre scrive il suo testo e sul quale calibra la propria strategia narrativa – non esiste solo nel rapporto che corre tra autore e testo. Questa creatura fantastica che uno scrittore immagina perennemente appollaiata sulla sua spalla, come una specie di civetta dotata di acume e finissimo senso critico, che interviene in ogni riga, che dice la sua anche quando non è interpellata, che sussurra, stronca, demolisce senza pietà, vive e incombe anche sulle spalle di un altro genere di individuo: il lettore.

Non solo quando si scrive, infatti, si pensa a un lettore modello, ma anche quando si legge; si pensa, per esempio, all’idea che si farebbe una determinata persona – che sia un amico, un parente, o anche qualcuno che non conosciamo in forma diretta ma che magari stimiamo, e di cui crediamo di aver capito almeno i gusti letterari – del libro che si sta leggendo in quel momento. Ieri pomeriggio, per esempio, ero alle prese con Herzog di Saul Bellow. A pagina 14 mi sono imbattuto in una frase che dice:

“Madeleine rifiutava recisamente di essere sua moglie, e i desideri della gente vanno rispettati. La schiavitù è morta”.

Conosco una persona che apprezzerebbe molto questo genere di ironia. Però non so se questa persona abbia mai letto Herzog. Forse sì; ma io che ne posso sapere? In fondo sto parlando di qualcuno che non conosco abbastanza da ricordare per filo e per segno quanti e quali romanzi abbia letto in tutta la sua vita, ammesso poi che si possa mai conoscere qualcuno tanto a fondo da ricavare un dato del genere – a meno che, logico, costui non abbia letto in tutta la sua vita un numero infinitamente piccolo di libri; diciamo qualcosa come meno di dieci.

A ogni modo, da quel momento in poi ho seguitato la lettura di Herzog chiedendo a me stesso, per ogni frase, cosa avrebbe avuto da dire in proposito quella tale persona. A un certo punto, per farla breve, questo mio conoscente è diventato in tutto e per tutto il corrispettivo del lettore modello, una civetta appollaiata sulla mia spalla che muoveva gli occhi sulle stesse frasi su cui mi stavo concentrando io. Tutta la lettura è diventata così una pazzesca passeggiata a due. Mentre leggevo Herzog, si è piazzato accanto a me questo essere immateriale, questa olografia che giudicava e chiosava insieme a me il testo di Bellow.

Al di là di una mia probabile schizofrenia, una cosa ho capito: anche quando siamo impegnati in un’attività come la lettura, che è solitaria per definizione, facciamo in modo di non restare mai soli.

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2 Risposte to “Sul lettore modello o sulla schizofrenia”


  1. ti dirò di più..
    inconsciamente (o forse lucidamente…),mentre leggo un libro e mi ‘impunto’ su una frase,su un tratto di racconto, su una descrizione, è come se desiderassi davvero che qualcuno si materializzasse lì, accanto a me e mi dicesse se anche lui prova le stesse cose che provo io in quel momento…se fa gli stessi miei pensieri,quelle associazioni fulminee e fulminanti tra immaginazione-emozione,se vede anche lui quello che vedo io….
    perchè qualunque sensazione noi proviamo,credo,sarebbe sterile se non ci fosse qualcuno(anche solo una presenza desiderata)con cui sapere di poterla condividere….

    grazie per aver dato voce,come sempre, ad uno dei miei tanti silenzi, Andrea…

    Sylvia*

    • Andrea Pomella Says:

      Grazie a te. C’era un papa che diceva “iI mondo ha bisogno di testimoni, più che di maestri”. Direi che, più in generale, ne ha bisogno l’uomo.


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