“Custodire le cose, custodire se stessi, custodire il nostro futuro”. Girolamo Grammatico su La casa di cartone

Il libro di Andrea Pomella è un libro ingannevole, felicemente ingannevole. Dal titolo seducente alletta il lettore con due parole che evocano, nella mente di qualunque cittadino italiano attuale, mondi apparentemente inconciliabili. Pianeti in eterna lotta tra loro: il pianeta povertà e il pianeta felicità. Il titolo suggerisce l’idea di un manuale propedeutico che con l’obiettivo di condurci attraverso la costruzione di un corpo celeste unico: un mondo povero e felice. Invece fin dal prime pagine ecco emerge, sorridente, l’inganno: il pianeta da conquistare e attraverso cui viaggiare siamo noi stessi, con le nostre idee di povertà e i nostri aneliti di felicità.

Andrea Pomella, già noto ai lettori de “Il fatto quotidiano” per i suoi articoli legati al mondo degli emarginati, approfitta del libro per ricordarci il significato di certe parole, la loro autenticità deturpata dal meccanismo perverso di una comunicazione ossessiva asservita alle logiche del consumismo. Così riscopriamo il valore della povertà non come condizione subita, ma come scelta di un ragionamento consapevole volto ad uno stile di vita fatto si sobrietà, morigeratezza e, soprattutto, di riscatto. Riscatto nei confronti di quelle compulsioni che vedono nel consumo un percorso di felicità, a dispetto del custodire: custodire le cose, custodire se stessi, custodire il nostro futuro.

Andrea Pomella ci mostra come nel pensiero di numerosi intellettuali [e non solo] la nostra intelligenza possa trovare riparo dalla frenesia del mercato e dalle illusioni di un Stato che ha perso la capacita di creare un legame con i propri cittadini. Uno Stato che imprigiona la speranza di una vita serena dentro la triste attesa di una vincita facile attraverso i numerosi giochi d’azzardo.

Andrea Pomella, con la semplicità che ci si aspetti da un giornalista che abbia un messaggio da condividere con tutti, tratta una tematica complessa muovendosi senza ombre tra teoria e fatti. Andrea Pomella ha fatto della cronaca una relazione tra il giornalista e l’evento, tra l’autore e il lettore. E della relazione (re-fero: del portare con sé e con gli altri tale messaggio) ne ha fatto un proposito, che, parafrasando Rovelli nella prefazione al libro, “sia a buon bisogno, anche odiato e temuto.”

GIROLAMO GRAMMATICO

Qui l’articolo originale

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