Bambini avatar

Sto davanti allo scaffale dei libri per bambini, sono indeciso come sempre su cosa prendere, il che non è direttamente collegato al fatto che quello sia il reparto dei libri per bambini, mi succede sempre quando gironzolo in una libreria. C’è un laboratorio di lettura, o qualcosa del genere, quindi arrivano le mamme e i papà coi loro figli, arrivano e si presentano: “Ciao io sono Giada”. Giada non è la signora che ha detto “Ciao io sono Giada”, Giada è la bimbetta bionda e intimidita che la signora tiene per mano. “Piacere, io sono Marco”, risponde un signore grande e grosso con la voce un po’ affannata e le tempie rigate di sudore. Marco non è il signore grande e grosso che ha detto “Piacere, io sono Marco”. Marco è il bimbo con lo sguardo triste che il signore tiene per mano. Giada e Marco iniziano così una conversazione surreale in cui a parlare per loro conto sono i rispettivi genitori. Ho una strana sensazione, non so cosa sia, non riesco a immaginarlo, ma la cosa più probabile è che quei due ragazzini non esistano veramente, perché a un certo punto non li vedo più, mentre la signora e il signore continuano allegramente a parlare come se avessero sei anni e il mondo fosse una cosa priva di senso.

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4 commenti
    • Andrea Pomella ha detto:

      “Bambini avatar” sarebbe stato il titolo perfetto per questo post.

  1. Andrea Pomella ha detto:

    Anzi, sai che faccio? Glielo cambio il titolo. “Bambini avatar”.

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