Poeti e menestrelli

13 gennaio 2013

Guardo un documentario su Jack Kerouac e la Beat Generation. Tra gli intervistati c’è Gregory Corso. A un certo punto, criticando l’aspirazione di certe star della musica – come Jim Morrison e Bob Dylan – a essere definiti “poeti” anziché semplici cantanti, senza volerlo Corso mi dà una spiegazione lucidissima e folgorante di un fenomeno editoriale che in Italia si è fatto ormai dilagante: quello dei cantanti colti da epifanie letterarie. “In fondo li capisco”, dice. “Un poeta siede accanto ai re e agli imperatori. Un menestrello invece gli sta ai piedi”.

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3 Risposte to “Poeti e menestrelli”


  1. quando pubblicarono il libro di poesie di Jim Morrison usarono in copertina l’immagine del “Re Lucertola” [ http://www.zam.it/images/5319/1.jpg ], che non era il nome di un cartoon Disney, ma l’appelllativo di Jim icona del rock; oltre a questo l’editore fece un’altra scelta che depresse molto il già fragile equilibrio morrisoniano: Jim aveva chiesto che il libro uscisse a nome James Douglas Morrison, ovvero il suo nome di battesimo per esteso, che sentiva aderente alla sua identità più intima e vera, lontana dal palcoscenico e dalle sue doverose pose da palcoscenico. Il libro uscì invece, per ovvie ragioni di incasso, con la foto del Re Lucertola e con il nome di Jim Morrison in primo piano (non ricordo se addirittura vi fosse la scritta “the doors” in calce da qualche parte, ma appunto non ricordandolo, non posso farne testo). Jim non voleva fare grandi incassi con quel libro, voleva essere letto da chi fosse interessato alla poesia, quindi la sua immagine era un limite alla poesia e non il contrario, e questo lo distrusse.
    Non so se fosse lo stesso fenomeno, quello che fa desiderare di scrivere libri a Sangiorgi così come a James Douglas Morrison, ma credo ci sia un abisso, un abisso d’obiettivo e motivazione probabilmente; J.M. si sentiva poeta prima che cantante, nel caso italiano, al contrario credo che il fenomeno abbia avuto motivazioni, spinte e gratificazioni (d’immagine ed economiche) diametralmente opposte.

  2. Andrea Pomella Says:

    La faccenda è complessa. Ovvio, penso, che Gregory Corso si scagli contro i cantanti in voga negli anni Settanta, perché lui si è dedicato veramente alla poesia, si è scelto la missione del poeta, e come i veri poeti non tollera intrusioni. Se Morrison fosse effettivamente un poeta un’idea ce l’ho, e credo che non coincida esattamente con la tua. La sua produzione poetica, almeno ciò che ho letto, non mi sembra memorabile. Al contrario il suo apporto alla storia della musica rock è straordinario. Il suo posto è nella storia del rock, non in quella della poesia. Poi, ovvio, si può più o meno argomentare sulla bellezza di questo o quel verso, ma secondo me la sostanza rimane quella.


  3. Siamo in perfetta sintonia circa il giudizio in merito alla poesia di Morrison, quello che discutevo era la motivazione, la spinta, cioè l’aspirazione, la passione il desiderio di essere, non fare, ma essere poeta, o scrittore. La differenza cioè comunque abissale tra i romanzi di Iva Zanicchi e la produzione, discutibile, ma nemmeno lontanamente paragonabile, di un Dylan o un Morrison, che oltretutto avevano un background di conoscenza letteraria e poetica che, insomma qui, mi pare manchi anche a molti che fanno i poeti per professione o presunzione, e non sanno manco cantare….
    ecco, era questo il senso.
    (Corso, qui, forse manco se lo porrebbe l’interrogativo)
    baciogrande, Andre.


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