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Archivio mensile:febbraio 2013

Sono a pranzo nel solito centro commerciale. La scala mobile che scende dal primo piano al piano terra si blocca. C’è della gente ferma a metà rampa. Si guardano intorno un po’ sorpresi e un po’ seccati. A questo punto li vedo fare tutti la stessa cosa: si voltano e risalgono le scale, poi vanno a prendere un’altra scala mobile e scendono. Ecco, è tutto.

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Forse io, con le mie idee radicate, sono ormai vecchio di un secolo. E tutto quello che succede lo capisco troppo tardi, perché succede in nome di nuovi bisogni. Ho passato la notte a pensare se fosse il caso di inveire ancora contro quelli che votano Berlusconi (ormai credo non votino più nemmeno l’uomo della provvidenza, esprimono così le proprie inconfessabili debolezza, svuotano il loro sacco della spazzatura sul letto dell’analista) o se accettare mio malgrado che gli schemi secondo cui ho ripartito il mondo per quarant’anni della mia vita non esistono più. Non esiste più il pensiero critico, non esiste più il dialogo come strumento per risolvere i conflitti, non esistono più i diritti civili, non esiste più il debole perché siamo tutti deboli e prevaricatori, non esiste più il rifiuto della guerra perché abbiamo portato la guerra in ogni campo mentale, non esiste più la cultura intesa come base di partenza per formare cittadini consapevoli, non esistono più le cause reali degli eventi ma solo macchinazioni e intrighi da fantascienza, non esiste più il lavoro e non esiste più la religione come fatto privato ma solo le religioni pubbliche del disprezzo. Questa è la nuova realtà con cui devo fare i conti adesso, una realtà in cui le idee non esistono, in cui tutto è contro qualcuno o qualcosa e niente a favore, in cui tutto si distrugge e niente si costruisce. Qui è il nuovo campo su cui dovrò scegliermi la parte, la fine del mondo così come l’ho conosciuto.

Un mio pezzo pubblicato ieri su ilfattoquotidiano.it (qui l’articolo originale)

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La vicenda di Oscar Giannino è piccola cosa rispetto alle enormità che si sentono e che si sono sentite negli ultimi anni tra le quattro mura domestiche di questo scandaloso Paese. È una piccola (ma seppur piccola, deprimente) cosa con un finale tuttavia dignitoso, perché quando si ammettono pubblicamente le proprie responsabilità e si fa un passo indietro – questo va detto – la dignità, almeno quella, è messa in salvo. Read More

“Non erano battute pesanti. Ho detto cose che il pubblico ha interpretato come spiritosaggini”. Berlusconi ha minimizzato così la portata offensiva delle sue frasi rivolte alla dipendente della Green Power. Stando così le cose, il ragionamento che ne scaturisce è impietoso. Secondo Berlusconi le spiritosaggini non erano tali perché non c’era la sua volontà esplicita di dire spiritosaggini. E se non c’era una volontà esplicita di dire spiritosaggini, allora significa che Berlusconi, mentre rivolgeva alla signora Bruno le domande “Lei viene? E quante volte viene? E a che distanza temporale? Può girarsi un’altra volta?”, era serio. E appellarsi alla serietà in questo caso vuol dire far cadere anche l’ultima becera attenuante utile a disinnescare l’indecenza, ossia quella dell’intenzione ironica. E se non c’era intenzione ironica nelle domande rivolte alla signora Bruno, ma serietà, allora vuol dire che la questione non è semplicemente di educazione, buon gusto e decoro, ma è clinica, e l’uomo è ormai incapace di controllare in pubblico le proprie pulsioni, un requisito questo che in un mondo ordinario precluderebbe non solo una candidatura politica alla guida del paese, ma una normale vita di relazioni sociali.

 

Ho letto che Joseph Ratzinger vivrà nascosto al mondo in un piccolo convento di clausura nei giardini vaticani. Con sé non potrà portare le sue carte private, né il frutto degli studi e del lavoro di una vita. Sarà come se fosse morto, vagherà in un limbo, parlerà con gli uccelli e coi pesciolini d’argento, penserà ogni tanto di essere l’unica persona al mondo che può dire a se stessa con voce ancora calda: “Sono stato papa”. E mi accorgo che tutto questo non interessa alla gente, la gente pensa già al prossimo papa, prova a immaginare chi e come sarà, alla gente piace il clamore. Dire che il papa è il “vicario di Cristo” significa che gli è dato lo stesso potere e la stessa autorità che Cristo ha sulla Chiesa, significa che il papa si sostituisce a Cristo fra gli uomini. E così Joseph Ratzinger non solo potrà dire a se stesso “Sono stato papa”, ma a buon diritto potrà dire a se stesso “Sono stato Cristo”. E quindi mi sembra impossibili che alla gente non interessi la sorte di un uomo che il primo marzo diventa un ex Cristo.

Su Inutile, Tamara Viola recensisce “La misura del danno” e ci ragguaglia sullo zio Pasquale. Qui l’articolo originale.

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In queste lunghe giornate di disoccupazione romana, mi ritrovo con poche cose da fare.

Dopo aver mandato quindici lavatrici a mezzo carico per avere qualcosa da stendere, stirato lo stirabile, aver rifatto il letto quattro volte e aver spolverato tutti i mobili esistenti in questa casa, mi restano solo due opzioni: fumarmi tutte le sigarette disponibili o leggere. Read More

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