“Uno spaccato della politica e della cultura italiana”. Margi De Filpo su Unonove

25 marzo 2013

Una recensione a “La misura del danno” pubblicata oggi su Unonove e firmata da Margi De Filpo. Qui l’articolo originale.

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Alessandro Mantovani vive alla periferia di Roma, è figlio di impiegati e prova vergogna per la sua condizione che rifiuta fin dalla prima adolescenza. Non comprende suo padre, ex operaio di fabbrica, e disprezza sua sorella da quando ha dovuto prendere il posto della madre. Siamo nei primi anni Novanta, Alessandro si fa strada nel mondo dello spettacolo e diventa un attore di successo, tutte le ragazzine sono innamorate di lui. Eppure la critica lo ignora, e la sua anelata Roma nord, dove ormai vive da anni, gli è intimamente ostile. Anche i suoceri, massimi esponenti della sinistra intellettuale romana, gli ricordano ogni giorno le sue umili origini. A proteggerlo rimane solo l’amico fidato Carlo Lattanzi, diventato parlamentare dopo anni di studio e impegno politico, che riesce a fargli ottenere il ruolo di protagonista in un film d’autore. Il romanzo inizia quando la storia finisce: Alessandro è ancora giovane, bello, all’apice della sua carriera. Ha una figlia che ama e una moglie che si sforza di comprendere, ma qualcosa si è inclinato irrimediabilmente dentro di lui. Nel tentativo di assaporare, per una volta, il ruolo che avrebbe voluto ricoprire da sempre, commette un errore che manda in frantumi tutto ciò che ha costruito. Ma questo non è altro che l’esito scontato di una vita che non gli è mai appartenuta, o l’ultima occasione per sentirsi vivo. “La misura del danno” racconta la storia recente attraverso le vicende di un personaggio pubblico che vuole assomigliare a quelli che intimamente disprezza, e che finirà per diventare uno di loro solo dopo essere stato protagonista di uno scandalo. Uno spaccato della politica e della cultura italiana, del mondo degli intellettuali dei salotti di sinistra che osannano una superiorità morale sfoggiando perle di ignoranza e qualunquismo. Un mondo in cui per essere qualcuno devi conoscere tutti, insultare, deridere, criticare, e in cui ogni imprudenza o delitto si dimenticano facilmente quando sulla prima pagina c’è un altro finto martire da mitizzare. Un attacco alla stampa e alla comunicazione, in cui l’unica via d’uscita sembra essere il ritorno a ciò che eravamo quando la nostra vita ci assomigliava. Per poi ritrovarsi in un talk show in prima serata, assolti, purificati, rivestiti di una nuova notorietà, senza nessuno di cui potersi più fidare, ma con un’audience ancora maggiore.

MARGI DE FILPO

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