Raccontare storie è un bisogno di natura

2 aprile 2013

elicottero giocattoloMio figlio ha meno di tre anni e come la maggior parte dei bambini ama ascoltare storie. Naturalmente ha le sue preferite. Tra queste c’è la storia di Nicola Passaguai, raccontata in un libro illustrato di Jeanne Willis e Tony Ross pubblicato da Il Castoro. Nicola è un topolino, il più piccolo della famiglia, e ha una madre apprensiva che non lo fa uscire di casa se non dopo averlo avviluppato nella bambagia, cosa che procura al povero Nicola una sequenza infinita di disavventure. A mio figlio questa storia piace così tanto da farsela leggere fino a una mezza dozzina di volte al giorno, e lo fa ormai da qualche mese. Ieri, mentre lo guardavo trotterellare per casa, a un certo punto ho sentito che parlottava fra sé e sé. Faceva volare un piccolo elicottero di plastica e raccontava a se stesso una storia rimescolando elementi di altre storie, tra cui appunto quella di Nicola Passaguai. E quindi l’avventura di sua invenzione aveva come protagonista un topolino triste che sorvolava un parco giochi a bordo di un elicottero. Sono rimasto un po’ ad ascoltarlo, finché ho compreso il meccanismo con cui lavorava la sua fantasia. Mio figlio non faceva altro che rimaneggiare materiale narrativo preesistente (le peripezie di Nicola, l’elicotterino di plastica, il parco giochi in cui andiamo nelle giornate di sole) allo scopo di elaborare una narrazione originale, e faceva tutto questo senza che glielo avesse imposto nessuno, bensì nell’unica maniera a lui conosciuta, ossia come gli consigliava in quel momento l’istinto. Un piccolo essere umano di meno di tre anni, nelle remote profondità della sua coscienza, sente dunque il bisogno ancestrale di immaginare una storia e di raccontarla a se stesso, ossia a quello che, con buona ragione, si può definire il suo primo pubblico. Questa cosa, a metà tra la neuroscienza e lo sciamanesimo, mi ha fatto venire in mente una frase di Antonio Tabucchi, valida tanto per uno scrittore affermato quanto per un bambino alle prese con l’invenzione della sua prima storia: “So sempre, anche se a volte resta vago, quando un’anima o un personaggio sta viaggiando in aria e ha bisogno di me per raccontarsi”.

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