“Una realtà fotografata così bene che arrivati alla fine si pensa: ma questa storia non è accaduta davvero?” Fernando Coratelli su Torno giovedì

5 aprile 2013

Su Torno giovedì una bella recensione di Fernando Coratelli in cui si parla de “La misura del danno”. Qui l’articolo originale.

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“Stava andando tutto per il meglio”. Così si intitola la parte prima del romanzo di Andrea Pomella La misura del danno (pp. 140, edito da Fernandel). Quante volte risuona questa frase come premessa a qualcosa di storto che raccontiamo a chi ci sta di fronte?

Mentre leggevo il romanzo di Pomella la memoria andava di primo acchito a quel famoso film American beauty che valse fra gli altri un oscar a Kevin Spacey, protagonista di quel film – una feroce e sarcastica satira al concetto di bellezza che impera oltreoceano. Infatti anche Alessandro Mantovani, protagonista del romanzo di Pomella, è metafora di un concetto di bellezza e successo, quello mediatico, quello più ambito da parecchie ragazze e ragazzi della nostra penisola che affollano i cast di trasmissioni televisive.

Alessandro Mantovani di mestiere fa l’attore. Bello, persino bravino. Di estrazione operaia di borgata romana – cosa di cui si vergogna e che nasconde – comincia con le fiction di pessima qualità di produzione televisiva che però gli procurano una certa fama. Invitato a varie trasmissioni sulle tv generaliste finisce con il diventare la faccia pulita che piace alle mamme e alle figlie.

Sposa Francesca, bella donna figlia di ricchi borghesi romani progressisti, che lo introducono nella Roma bene, politicamente corretta. Ha una figlia Martina. La vita gli sorride, grazie al matrimonio e a una altolocata amicizia parlamentare entra nel giro dei film “impegnati”, finisce così con il diventare un attore cult.

Eppure quando le cose stavano andando per il meglio, ecco che l’incapacità di sapersi fermare o di sapere accettare quello che la vita gli ha regalato si fa largo. Alessandro Mantovani vuole di più, o forse più banalmente si lascia andare a quello che la vita e la popolarità gli possono offrire: è come avere full servito in mano, puntare altissimo, rilanciare e poi decidere di cambiare una carta per tentare il poker. È con questo spirito che circuisce o meglio si fa circuire da un’amica quindicenne della figlia.

Ogni cosa precipita, i valori fin lì sbandierati si sgretolano e dimostrano tutta la fragilità e ipocrisia benpensante.

Se American beauty finisce lì, finisce in quello sgretolarsi implacabile, La misura del danno di Pomella invece parte da quella caduta. E ci racconta anche l’ipocrisia che veste gli eventi successivi, quando la notizia sconvolgente che quell’attore bello e dalla faccia pulita che piace alle mamme è forse un mostro. A seconda dell’utilità si possono cambiare le fortune: bastano le parole giuste, le raccolte di firme, le coscienze che si lavano, ma soprattutto basta il tempo. In un’era in cui le notizie ci scorrono rapide sotto gli occhi, il mostro dell’altro ieri può diventare la soubrette di dopodomani.

Un romanzo denso, dallo stile asciutto e accattivante, che ti porta per mano alla fine del rigo e della pagina. Una realtà fotografata così bene che arrivati alla fine si pensa: ma questa storia non è accaduta davvero? Non c’era un attore o un personaggio famoso che aveva vissuto una vicenda simile? No, non è successa, o forse sì. Il dubbio rimane. Il romanzo ha colpito nel segno.

FERNANDO CORATELLI

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