“La giustizia è la forza dei re” (proverbio cinese)

21 aprile 2013

Biljana Plavšić

Biljana Plavšić, l’altra vicepresidente [della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina], era arrivata al nazionalismo tramite la scienza. Era biologa e preside della facoltà di Scienze Naturali e Matematiche di Sarajevo. Si vantava di aver inventato un microscopio. La chiamavano la Thatcher dei Balcani, nomignolo che non le dispiaceva. […] Dall’alto della sua autorità di biologa affermava che i musulmani erano dei serbi geneticamente degenerati, perciò avevano abbracciato l’islam. E il seme difettato si era tramandato per generazioni, concentrandosi sempre più e diventando sempre più dannoso. […] Era urgente bloccare il processo di disserbizzazione dei serbi: i musulmani dovevano essere emarginati e, se non c’era altra soluzione, sterminati, la sopravvivenza della razza serba lo richiedeva. Quella signora elegante, dall’aria fragile, era ancora più sanguinaria di Milošević e di Karadžić. Radovan disse che se la vittoria della causa serba costava centomila vite, era pronto a sacrificarle. Il generale Ratko Mladić alzò l’offerta a un milione e delicata Biljana la sestuplicò: «Siamo dodici milioni di Serbi; se anche ne muoiono sei milioni, gli altri se ne potranno vivere in modo decente» dichiarò. «Non ho molta fiducia nei negoziati politici, una bella battaglia deciderà le sorti della guerra. Mi piacerebbe ripulire completamente dai musulmani l’est della Bosnia. Quando dico ripulire, spero che nessuno lo prenda alla lettera e pensi che mi riferisca alla pulizia etnica. Ma hanno etichettato come “pulizia etnica” un fenomeno perfettamente naturale e lo condannano come se fosse un crimine di guerra». Una foto di quella fanatica dell’igiene etnica che bacia affettuosamente l’eroe serbo Arkan, che aveva appena devastato Bijeljina, fece il giro del mondo. La leggenda dice che per poter raggiungere con le sue labbra la guancia dell’eroe, l’agghindata Biljana conficcasse i tacchi a spillo delle sue raffinate scarpette nel cadavere di un musulmano ucciso.

Il bellissimo libro da cui è tratta questa descrizione di Biljana Plavšić è La figlia di Clara Usón (Sellerio – traduzione di Silvia Sichel). Ho cercato qualche notizia per sapere che fine ha fatto questa signora e ho scoperto quanto segue.

Nel 2001 Biljana Plavšić è stata accusata dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia dei seguenti crimini: genocidio, complicità in genocidio, persecuzioni su base politica, religiosa e razziale, sterminio, omicidio e deportazione.

Durante il processo la Plavšić ha dichiarato di essere pentita di aver commesso crimini contro l’umanità, ammettendo la proprio colpevolezza.

Nel 2003 è stata giudicata colpevole e condannata a 11 anni di reclusione (undici) da scontare in un carcere svedese.

Nel 2005 ha affermato ai media serbi e svedesi di aver ammesso la propria colpa solo per ottenere una sentenza più lieve, e che la sua dichiarazione di pentimento era stata solo ”una farsa”.

Nel 2009 la magistratura svedese ne ha disposto il rilascio per buona condotta.

Al suo ritorno in patria, Belgrado l’ha accolta come un’eroina di Stato.

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