Si può ancora scrivere un incipit letterario capace di entrare tra i migliori incipit letterari di sempre?

30 maggio 2013

Per chi pensa che non sia più possibile scrivere incipit letterari dotati di una forza indimenticabile e capaci di restare impressi come classici, perché è un devoto di quei grandi, lussuosi attacchi cristallizzati dal giudizio della critica e dalla marea di lettori che ci hanno passato e ripassato sopra gli occhi e il cuore, o perché non ha fiducia nella nuova narrativa mondiale, nella gioventù, nelle espressioni artistiche del nuovo millennio o, insomma, perché non crede che, una volta morto Gesù Cristo, si possano ancora compiere miracoli in questo mondo, per chi la pensa così (o pressappoco così), beh, io consiglio di leggere questa cosa che segue e poi riconsiderare il tutto con occhi aggiornati.

La guerra provò a ucciderci in primavera. Quando l’erba tingeva di verde le pianure del Ninawa e il clima si faceva più caldo, pattugliavamo le colline basse dietro città e cittadine. Superavamo le alture e ci spostavamo nell’erba alta mossi dalla fede, aprendoci sentieri con le mani come pionieri, tra la vegetazione spazzata dal vento. Mentre dormivamo, la guerra sfregava a terra le sue mille costole in preghiera. Quando arrancavamo, sfiniti, i suoi occhi erano bianchi e spalancati nel buio. Se noi mangiavamo, la guerra digiunava, nutrita dalle sue stesse privazioni. Faceva l’amore e procreava e si propagava col fuoco.

Yellow Birds

Kevin Powers, Yellow Birds (Einaudi – traduzione di Matteo Colombo), 2013.

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Una Risposta to “Si può ancora scrivere un incipit letterario capace di entrare tra i migliori incipit letterari di sempre?”

  1. anonimo Says:

    La primavera provò a ucciderci in guerra. Quando l’amore tingeva di fuoco le privazioni del Ninawa e il clima si faceva più caldo, mangiavamo le costole dietro città e cittadine. Superavamo le alture basse e ci spostavamo in preghiera mossi dalla fede alta, aprendoci con le mani come pionieri, tra la vegetazione spazzata dal vento. Mentre dormivamo, la guerra procreava e sfregava a terra le sue mille colline nell’erba. Quando arrancavamo, sfiniti, i suoi occhi erano bianchi e spalancati nel buio. Se noi pattugliavamo sentieri, la guerra digiunava, nutrita dalle sue stesse pianure. Faceva l’erba e si propagava col verde.


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