Sospendere l’incredulità

17 giugno 2013

ZorroQualche sera fa, facendo zapping in Tv, capito su un canale che trasmette un film. Il film è Zorro. C’è un primo piano di Zorro, col cappello, la mascherina nera e tutto quel che sappiamo. Ma si capisce subito che Zorro è Banderas. Così, mentre me ne sto svaccato sul divano che mi sbafo un ghiacciolo al limone con lo stecco alla liquirizia, esclamo: “Ma si capisce che è Banderas!” Quel che voglio dire è che se Banderas recita la parte di Don Diego De La Vega, tutti quelli che nel film conoscono Don Diego De La Vega non devono fare troppa fatica per capire che l’uomo col cappello, la mascherina nera e tutto quel che sappiamo è Don Diego De La Vega che si è messo il cappello, la mascherina nera e tutto quel che sappiamo, e quindi anche lo spettatore non dovrebbe fare troppa fatica per capire che Don Diego De La Vega è Banderas, e in effetti lo spettatore non fa alcuna fatica, ma fa finta di niente e finge di non saperlo. Al che la mia compagna, che si sbafa anche lei un ghiacciolo al limone con lo stecco alla liquirizia, mi fa: “Certo, ma c’è il patto di sospensione dell’incredulità”. “Giusto”, dico io. “Ma è un patto un po’ scemo. Prendi per esempio Superman. Stringi stringi, Superman è Clark Kent senza gli occhiali. Cioè, Clark Kent, quando diventa Superman, non si prende nemmeno la briga di mettersi una maschera sul viso, a lui basta togliersi gli occhiali e tutti i suoi conoscenti stanno lì come dei cretini a chiedersi: ‘Ma chi sarà mai questo Superman?’” Lei mi guarda in tralice e mi fa: “Ragionando così non esisterebbe neppure la letteratura”. Ha ragione lei, lo so. Allora, addentando lo stecco di liquirizia, mi metto un po’ a riflettere. E penso che, quanto a me, soffro di incredulità congenita, e ciò nonostante mi piace leggere i libri e guardare i film. La mia incredulità riguarda il mondo sensibile, i rapporti sociali, le religioni, eccetera. Ho pensato che è bello però fare finta di non sapere che Zorro è Don Diego De La Vega, e che Don Diego De La Vega è Banderas, e che Superman è Clark Kent, e che Clark Kent per quelli della mia generazione è Christopher Reeve, e via di questo passo. È bello sospendere l’incredulità, uscire la mattina di casa, per esempio, fare due passi nel mondo, incontrare le persone e credere alle loro maschere.

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6 Risposte to “Sospendere l’incredulità”

  1. speakermuto Says:

    Se riuscite a sospendere l’incredulità anche per “Il cavaliere oscuro”, siete dei grandi.


  2. No aspetta. Ci deve essere una coerenza anche nell’assurdo. Intendo dire, se leggi i libri di Harry Potter (magia, quindi assurdità per eccellenza) niente è lasciato al caso ed esiste una rispondenza netta in ogni cosa. E così deve essere: una volta accettata la premessa, il resto però deve filare, mica può essere strampalato.
    E quindi sarei d’accordo con te se non fosse che: prova a immaginare quanto ci facciamo condizionare dall’immagine che abbiamo di qualcuno. Ci sono cose che vanno oltre gli occhi, e la comprensione si basa molto su quello che VOGLIAMO effettivamente vedere e comprendere. Non credi?

    • Andrea Pomella Says:

      Sì, sicuro. Però pensa a quando guardi un film dove ci sono i due protagonisti che guidano spensierati, e tu che sei lo spettatore vedi questi due da una prospettiva frontale. Ora se tu li vedi così, vuol dire che la macchina che guidano è sprovvista del parabrezza. Di più, se tu li vedi così vuol dire che sei piazzato proprio lì davanti a loro, e a buon diritto gli intralci la visuale, il che potrebbe diventare molto pericoloso per l’incolumità dei due protagonisti, ma anche per l’incolumità degli altri automobilisti, e se vogliamo dirla tutta, quello più a rischio – piazzato com’è lì sul cofano di una macchina in movimento – sei proprio tu. Però tutto questo noi facciamo finta di ignorarlo. Il resto deve filare, ok, ma siamo noi a stabilire da dove comincia il “resto”, cioè siamo noi che determiniamo il grado di invasività dell’inverosimile.

  3. Andrea Pomella Says:

    Però può diventare un pensiero blasfemo quando guardi la scena del gabinetto in “Trainspotting”.


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